L’archeologia ritrova e racconta la storia di Mont’e Prama e della civiltà nuragica, senza pregiudizi di alcun genere,
solo per nutrire il presente col passato più vero che ci sia, quello della ricerca scientifica.

La realtà dell’antica umanità è più affascinante di qualunque fantasia.

Per secoli pastori e contadini hanno ammirato le maestose torri dei nuraghi; pensavano che solo esseri giganteschi,
isolati e sempre in discordia coi vicini, potessero costruire edifici così possenti.
E quando vedevano cassoni di pietra lunghi diversi metri e pieni di ossa pensavano che fossero
le tombe dei giganteschi costruttori dei nuraghi: uno solo dentro ogni tomba.

Ma i giganti della tradizione popolare sarda non sono mai esistiti nella realtà!

Nuraghe Orolo, Bortigali

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Tomba del gigante di Coddu Vecchiu, Arzachena

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I nuraghi erano costruiti e abitati da esseri umani del tutto normali, mentre nelle tombe “dei giganti” erano sepolte decine di individui normali,
fino a duecento uomini e donne, vecchi e bambini, tutti insieme, tutti uguali.

I nuraghi, così chiamati da millenni, e le “tombe dei giganti”, come le ha chiamate la gente di campagna, sono i ciclopici monumenti
dell’età del bronzo della Sardegna (circa 1700-1200 avanti Cristo).

La testa e lo scudo della statua di pugilatore detto “Efis”, si possono leggere i dettagli delle nervature dello scudo. La statua è esposta al Museo civico Giovanni Marongiu di Cabras.
La testa della statua del pugilatore detto “Fastigiadu” esposta al Museo archeologico nazionale di Cagliari.

Le statue di Mont’e Prama, le necropoli, i villaggi e i santuari sono il prodotto di una rivoluzione culturale
che inizia negli ultimi secoli dell’età del bronzo
e dà i frutti più rigogliosi durante l’età del ferro (circa 950-730 avanti Cristo).

L’età del ferro è un’età civile, organizzata, strutturata in società dinamiche in rapida trasformazione.
L’età del ferro è l’ultimo periodo della civiltà nuragica,
erede della grandiosa età del bronzo, ma profondamente mutata.

La testa della statua del guerriero detto “Gherreri” esposta al Museo archeologico nazionale di Cagliari.

Col definire le statue eroi si vuole rinunciare definitivamente
a questa idea superata e inadeguata del nostro passato gigantesco,
per mettere in evidenza le luci ma anche le ombre,
per far la pace con la nostra storia, che è lo specchio del nostro presente.

approfondimenti

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