Complesso scultoreo
di Mont’e Prama

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Le campagne di scavo condotte fin dagli anni Settanta nel sito archeologico di Mont’e Prama hanno portato alla luce circa diecimila frammenti di pietra che, a tutt’oggi, compongono il noto complesso scultoreo di Mont’e Prama.
Si tratta di un materiale immenso e indefinito: negli scavi si rinvengono continuamente nuovi frammenti che devono essere documentati e restaurati prima di poterli eventualmente attribuire a sculture distinte. Molti tuttavia resteranno allo stato di frammenti, come altre centinaia conservati in magazzino.

Un momento dell’assemblaggio di frammenti durante il restauro nel Centro restauro beni culturali a Li Punti

Oltre quattrocento di questi frammenti sono stati assemblati nella prima fase di restauro al Centro Li Punti, altri frammenti – riferibili ai rinvenimenti degli scavi recenti – nel cantiere allestito a Cabras e costituiscono le sculture esposte attualmente nei musei di Cagliari e Cabras e montate su supporto.
Le sculture ricomposte ed esposte si riferiscono a 27 statue antropomorfe non integre – 6 arcieri, 3 guerrieri e 18 pugilatori, uno scudo di guerriero16 modelli di nuraghe – 5 semplici, 4 quadrilobati, 6 ottalobati e uno indefinibile, 9 betili – 6 in arenaria e 3 in calcare, e altre sculture non identificate, ma il numero cresce man mano che proseguono gli scavi della necropoli.

Le statue hanno un’altezza variabile tra i 185 e i 200 centimetri e una base spessa circa 15 centimetri per dare adeguato sostegno al pesante e fragile blocco di pietra.
Le sculture di Mont’e Prama sono state scolpite in una pietra calcarea, tenera e di color chiaro, proveniente da cave localizzate probabilmente nella zona di Santa Caterina di Pittinuri, distanti dal sito circa sedici chilometri in linea d’aria. La maggior parte dei betili e almeno la parte basale di un grosso modello di nuraghe sono in arenaria proveniente dalla costa occidentale del Sinis, distante circa cinque chilometri.
Le sculture erano ricavate ognuna da un singolo blocco di pietra e scolpite a tutto tondo, per essere viste da tutti i lati, anche dalla parte posteriore, come si può evincere da alcuni dettagli presenti nel retro.

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Arcieri

Gli arcieri sono raffigurati con la mano destra levata in alto in atteggiamento di saluto rituale e la sinistra che tiene l’arco che poggia sulla spalla.
Indossano una corta tunica che lascia scoperta parte delle cosce e sono protetti da un’armatura. Le gambe sono separate e si congiungono ai piedi, che sono nudi e paralleli, saldati alla base.

Il busto ricco dei dettagli delle trecce e della placca protettiva e il fronte dell’arco della statua dell’arciere detto “Prexiau” esposta al Museo archeologico nazionale di Cagliari.

Guerrieri

Il volto dei guerrieri presenta uno schema triangolare a “T” formato dal naso e dalle arcate orbitali. Queste sono nette e ben delineate e inquadrano due grandi occhi rotondi a doppio cerchiello inciso. La testa è difesa da un elmo con la costolatura centrale e due corna. Hanno il corpo coperto da una tunica che arriva poco sotto l’inguine e da una corazza. Le gambe hanno polpacci possenti e cosce forti, i piedi nudi sono fissi sulla base e le dita rese con attenzione.

La statua di guerriero detto “Gherreri” esposta al Museo archeologico nazionale di Cagliari

Pugilatori

Le statue dei pugilatori danno l’idea di uomini robusti e tozzi. Sono rappresentati a torso nudo e indossano solamente un gonnellino a punta sul retro. Col braccio sinistro tengono sopra la testa uno scudo rettangolare ad angoli smussati. Il braccio destro è proteso in avanti e piegato ad angolo retto, l’avambraccio e il pugno sono protetti da una sorta di guantone con una punta sporgente, che doveva essere l’arma del combattimento rituale. Questo particolare non è visibile sulle statue ricomposte, ma solo su alcuni frammenti che non è stato possibile ricongiungere.
In due esemplari il volto è perfettamente conservato: si distingue la forma triangolare a “T” con arcate orbitali e i grandi occhi rotondi a doppio cerchiello. I polpacci sono marcati così come la tibia, le cosce sono forti e poco sviluppate in altezza al contrario del torso.

La testa e un braccio della statua del pugilatore detto “Efis”, notevole il dettaglio dell’acconciatura e della fascia decorata che cinge l’avambraccio, una delle due con cui era tenuto lo scudo. La statua è esposta al Museo civico Giovanni Marongiu di Cabras.

Modelli di nuraghe

A Mont’e Prama sono stati rinvenuti 16 modelli di nuraghe in calcare di grandi dimensioni: 5 monotorri e 11 complessi (4 quadrilobati, 6 ottalobati e uno indefinibile).
Le più significative sono le sculture che rappresentano il complesso nuragico a più torri con la cortina turrita che racchiude il grande mastio centrale.

Modello di nuraghe ottalobato ritrovato durante gli scavi del 2016 ed esposto al Museo civico Giovanni Marongiu di Cabras.

Betili

I betili sono sculture astratte in pietra di forma troncoconica, interpretate come raffigurazione simbolica della divinità. Essi sono tra i primi elementi litici ritrovati nel sito.
I betili sono elementi comuni nelle sepolture dell’età nuragica.
I betili di Mont’e Prama sono in maggioranza scolpiti nell’arenaria, una pietra diversa dal calcare delle statue rinvenute nell’area.

Ritrovamento di un betilo e di frammenti di statue nel corso dello scavo del 1979
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Secondo ogni evidenza recuperata finora dalle ricerche, le sculture e la necropoli di Mont’e Prama sono il prodotto di una rivoluzione culturale che inizia negli ultimi secoli dell’età del bronzo e dà i frutti più rigogliosi durante l’età del ferro (circa 950-730 avanti Cristo).

Il dibattito scientifico attuale si concentra sulla natura del sito e sul significato del complesso scultoreo.
Le statue, i modelli di nuraghe e i betili costituiscono, infatti, un complesso organico ma nello stesso tempo variegato per dimensioni, stile e fattura.

Chi erano gli artigiani che hanno realizzato queste opere?
Quale era il rapporto tra sculture e necropoli?

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Secondo una interpretazione, le statue si ergevano in un’area immediatamente adiacente alla necropoli e rappresentavano, insieme ai defunti sepolti, il ceto sociale più in vista nei valori militari (arcieri e guerrieri), nell’ambito religioso (pugilatori), nella sfera politica (modelli di nuraghe).

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Secondo un’altra interpretazione le statue rappresentavano i loro antenati, gli eroi mitici delle leggende nuragiche, mentre i modelli dei nuraghi simboleggiavano l’identità e la compattezza della comunità e i betili rievocavano le antiche pietre sacre delle tombe dei costruttori dei nuraghi.

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Secondo un’ultima interpretazione, infine, le statue celebravano la memoria di un evento importante della storia nuragica locale.

Qualunque sia l’interpretazione, le statue avrebbero un forte carattere simbolico, volto a dare un messaggio di appartenenza e predominanza territoriale, rivolto sia alle comunità locali, sia alle comunità straniere di origine orientale che in quegli anni arrivavano dal mare.

Particolare del coronamento del mastio di un modello di nuraghe quadrilobato esposto al Museo civico Giovanni Marongiu di Cabras.

Le sculture di Mont’e Prama esprimevano identità e appartenenza,
valori particolarmente significativi in un momento storico di trapasso caratterizzato da profonde tensioni e trasformazioni.

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i luoghi dove sono esposte le statue

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