Il Sinis degli eroi

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Contesto storico

Il complesso scultoreo di Mont’e Prama non è stato realizzato da un’unica squadra di artigiani in un breve arco di tempo. Probabilmente, diverse maestranze hanno lavorato a quest’opera imponente.

Chi ha realizzato Mont’e Prama?
Il dibattito scientifico è ancora molto vivace.

Possiamo trovare qualche risposta imparando qualcosa sulle genti che hanno abitato l’isola nel lungo periodo che va dalla fine dell’età del bronzo all’età del ferro. E naturalmente non possiamo prescindere dalla civiltà nuragica.

L’età del bronzo e la civiltà nuragica

Le prime testimonianze della civiltà nuragica iniziano verso il 1700 avanti Cristo, nell’età del bronzo medio. Il nome deriva dai nuraghi,
gli imponenti monumenti di pietra che la popolazione insediata nell’isola costruiva per soddisfare tutte le esigenze della vita materiale delle comunità umane in pieno sviluppo: torri a guardia di percorsi, campi, pascoli e corsi d’acqua, concretamente utilizzate per concentrare, lavorare, conservare e proteggere derrate alimentari, materie prime e prodotti finiti d’ogni genere. Torri intese anche come visibili e potentissimi simboli di possesso ed emblemi di capacità organizzativa nella competizione tra le comunità. Attorno al nuraghe, in numerosi casi, si estendeva il villaggio formato da capanne circolari isolate o da vere e proprie case complesse.

Il nuraghe Santa Barbara, Macomer.

Altro elemento caratteristico della civiltà nuragica dell’età del bronzo sono le “tombe dei giganti”, così chiamate per le dimensioni imponenti.
Si tratta di tombe collettive composte da una cella funeraria stretta, bassa e allungata, costruite sopra terra con blocchi di pietra di grandi dimensioni. Talvolta alle “tombe dei giganti” erano associati i “betili”, grandi pietre coniche o troncoconiche di oscuro significato simbolico, che forse simboleggiavano la presenza della divinità.

I monumenti di culto sono invece rappresentati dai templi a pozzo, strutture con camera ipogea, realizzata dunque sotto terra, con copertura a falsa cupola (tholos). Questi edifici erano legati al culto delle acque.

I nuragici vivevano di agricoltura e allevamento e praticavano la metallurgia del bronzo, tenevano stretti contatti con le popolazioni coeve del Mediterraneo occidentale e orientale.

La tomba di gigante Mura Cuada, Paulilatino. A destra: l’interno della tomba.

Verso il 1200 avanti Cristo, i nuraghi non vengono più costruiti. Quelli esistenti restano in uso oppure vengono abbandonati o smantellati, mentre nei villaggi la vita prosegue e si intensifica.
Anche le “tombe dei giganti” non sono più costruite, ma quelle esistenti continuano a essere utilizzate.

L’età del ferro: l’ultimo periodo della civiltà nuragica e i contatti coi naviganti orientali

Con il passaggio dal bronzo finale alla prima età del ferro (tra il dodicesimo e il nono secolo avanti Cristo) cambiano le produzioni ceramiche e l’assetto dei villaggi e dei santuari, si incrementa la produzione dei manufatti bronzei. Questo è il periodo di massima fioritura della civiltà nuragica più avanzata, ormai profondamente trasformata dai lontani tempi in cui si costruivano i monumenti ciclopici. Inoltre, sono presenti reperti di fattura orientale e tirrenica. I naviganti dell’Egeo e del vicino Oriente intrattenevano da tempo scambi commerciali e culturali con le genti dell’isola e in questo periodo cominciano a insediarsi sulle sue coste. Gli scambi e i contatti producono forti cambiamenti negli usi e nei costumi delle popolazioni sarde. Si configura una nuova società e nascono i primi insediamenti fenici in Sardegna.

La presenza fenicia in Sardegna si attesta tra il nono e il settimo secolo avanti Cristo fino all’arrivo dei cartaginesi (i fenici di Cartagine) che, nel sesto secolo avanti Cristo, conquistano in parte l’isola.

Contesto territoriale

Il Sinis è una penisola della Sardegna centro-occidentale costituita da rocce calcaree e da colate vulcaniche, in parte distinta dal resto dell’isola dallo stagno di Cabras.
La parte pianeggiante orientale è ricca di stagni e paludi. L’altopiano centrale raggiunge un’altezza massima di novanta metri sul livello del mare. Vicino all’estremità meridionale sorge l’antica città fenicia, punica e romana di Tharros.
La costa si presenta rocciosa nella parte meridionale di Capo San Marco e, procedendo verso nord, diventa dapprima sabbiosa, poi caratterizzata da alte falesie.
La penisola del Sinis è una terra fertile, felice, con stagni adatti alla caccia e alla pesca, con insenature e un golfo che può accogliere le navi di chi viaggia per mare.

Lo stagno di Pauli’e Sali, sullo sfondo capo San Marco.

La distribuzione degli insediamenti

Scarse ma significative sono le evidenze archeologiche delle fasi precedenti al ciclo culturale nuragico.
Il bronzo antico è documentato dalle tombe ipogeiche di Serra ‘e is Araus e di S’Arrocca Tunda di San Vero Milis, il bronzo medio dalle domus de janas di Serra e is Araus e nell’abitato di Sa Pesada Manna a Cabras.

La domus de janas di Serra ‘e is Araus

Il Sinis degli eroi è un’area geografica caratterizzata da una elevata densità di nuraghi.
Tra il bronzo medio e il bronzo recente, infatti, nascono i primi insediamenti policentrici, strumento di potere e controllo del territorio, in cui i nuraghi rappresentano le cellule funzionali, interdipendenti e organizzate gerarchicamente. Secondo le recenti ricerche si conservano i resti di circa novantatré nuraghi e circa settantuno insediamenti abitativi nuragici che accompagnano l’età d’oro dei nuraghi e i tempi successivi al loro declino.
Fra tutti, si distinguono i nuraghi Sàrgara, Piscina Arrubia, Su Cadalanu, Leporada e Matta Tramontis nella parte meridionale appartenente a Cabras, Su Cunventu, Spinarba, Nurache ‘e Mesu e Sa ‘e Procus nella parte settentrionale appartenente a San Vero Milis. Al bronzo finale risale la costruzione del tempio a pozzo di Cuccuru ‘e is Arrius, situato lungo la sponda meridionale dello stagno di Cabras.

Nuraghe S’Urachi

Importanti sono le evidenze attribuibili alle fasi del bronzo finale e della prima età del ferro, testimoniate soprattutto dalla diffusione degli insediamenti agricoli e della cultura materiale tardo-nuragica.
Inoltre, nel periodo compreso tra il dodicesimo e il nono secolo avanti Cristo, si rileva una presenza di materiale di provenienza cipriota nell’insediamento nuragico di Su Murru Mannu a Tharros e, nel prosieguo di tempo, dall’ottavo-settimo secolo avanti Cristo, di ceramiche fenicie a Tharros e nelle campagne del Sinis.
Dal golfo di Oristano, attraverso la valle del Tirso, giungono nell’interno dell’isola ceramiche e bronzi di produzione orientale.

Sono dunque concrete le testimonianze della presenza dei popoli orientali, per lo più fenici, che percorrevano le rotte mediterranee occidentali alla ricerca delle materie prime e di nuovi mercati per i loro prodotti di raffinato artigianato.
Particolarmente importante l’area di Tharros, il cui insediamento fenicio risalirebbe al settimo secolo avanti Cristo.

L’assetto territoriale in età tardo-punica conosce, con il passaggio alla dominazione romana, una forte continuità nelle scelte insediative e nelle pratiche cultuali che continua fino alla prima età imperiale (primo secolo dopo Cristo).

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