Distribuzione degli insediamenti

La distribuzione degli insediamenti

Nell’area geografica del Sinis, complessa e ricca per gli aspetti geografici e ambientali, sono state individuate numerose località archeologiche riferibili all’età nuragica, diversi siti di contesti di età fenicio-punica e altrettanti di età romana.
L’epoca dei nuraghi vede il fiorire nell’area di un numero elevatissimo di monumenti.
Questo periodo, caratterizzato da un importante miglioramento delle tecniche di coltivazione e d’allevamento e dall’intensificazione di ogni aspetto dell’economia produttiva e di scambio, vede come risultato più appariscente la formazione dei sistemi insediativi policentrici, strumento di potere e controllo del territorio, in ciascuno dei quali i singoli nuraghi risultano come cellule funzionali, interdipendenti e organizzate gerarchicamente.

Modello di nuraghe ritrovato a Serra ‘e is Araus

Importanti sono le evidenze attribuibili alle fasi del bronzo finale e della prima età del ferro, tra il dodicesimo e il nono secolo avanti Cristo, in piena civiltà nuragica avanzata, testimoniate soprattutto dalla diffusione degli insediamenti agricoli e della cultura materiale tardo-nuragica. Inoltre, in questo periodo cominciano a essere concrete le testimonianze della presenza dei popoli orientali, per lo più fenici, che percorrevano le rotte mediterranee occidentali alla ricerca delle materie prime e di nuovi mercati per i loro prodotti di raffinato artigianato.
Nella seconda età del ferro, dal settimo al sesto secolo avanti Cristo, la presenza di materiale orientale, per lo più fenicio, si incrementa. Nascono empori e città di origine fenicia, la popolazione di tradizione nuragica assorbe usi e costumi orientali e si fonde con gli ospiti ormai integrati.

Infine, in età punica l’antropizzazione dell’area risulta legata allo sviluppo della città di Tharros, con una fase più antica nel sesto secolo avanti Cristo e una più capillare frequentazione nel quinto secolo avanti Cristo nelle aree pianeggianti e perilacustri.
L’assetto territoriale conosciuto in età punica conosce, con il passaggio alla dominazione romana, una forte continuità sia nelle scelte insediative sia nelle pratiche culturali che rimangono in uso fino almeno al primo secolo dopo Cristo.

Origini della civiltà nuragica

Il Sinis ha restituito scarse ma significative evidenze archeologiche delle fasi precedenti al ciclo culturale nuragico.
Il bronzo antico è documentato dalle tombe ipogeiche di Serra ‘e is Araus di San Vero Milis con materiali di facies Campaniforme-Bonnanaro (bronzo antico 1) e da quelle di S’Arrocca tunda con elementi di cultura materiale di bronzo antico 2.

Scarsamente documentato è anche il bronzo medio 1 nelle domus de janas di Serra ‘e is Araus e nell’abitato di Sa Pesada Manna a Cabras. È significativo che le ultime testimonianze delle culture prenuragiche si concentrino nelle antiche tombe ipogeiche riutilizzate.

La fonte di S’Arrocca tunda
La domus de janas di Serra ‘e is Araus

Nella fase di formazione della civiltà nuragica, il Sinis rivela una strana assenza dei nuraghi arcaici e delle tombe megalitiche a essi correlate.
In questo il Sinis si distingue dai cantoni nuragici del Montiferru e del Campidano. Dunque, come afferma lo studioso Alessandro Usai, «sembra che il Sinis non abbia partecipato attivamente all’elaborazione dei primi monumenti nuragici e che per buona parte del Bronzo Medio sia stato popolato solo da piccoli nuclei sparsi con bassa incidenza demografica e limitata pressione complessiva sulle risorse ambientali» (Usai 2014, p. 32).

L’età nuragica

Tra il bronzo medio 3 e il bronzo recente, dal sedicesimo al tredicesimo secolo avanti Cristo, si assiste a una diffusione massiccia dei nuraghi classici in due aree separate: da una parte il Sinis centro-settentrionale con San Vero Milis e Riola Sardo, dall’altro il Sinis centro-meridionale con Cabras.

Nuraghe Antiogu Crobis
Nuraghe Piscina Arrubia
Nuraghe Sianeddu

Il Sinis, fin dalle prime ricerche, si è sempre distinto per essere un’area geografica caratterizzata da una elevata densità di nuraghi. Secondo le recenti ricerche dello studioso Alessandro Usai, si conservano in queste aree i resti di circa novantatré nuraghi: la tipologia più scarsamente rappresentata è quella dei nuraghi semplici o monotorri di dimensioni normali, vi è un numero importante di nuraghi complessi e infine una serie abbondantissima di piccoli nuraghi, detti anche nuracheddus.

Sono noti, inoltre, circa settantuno insediamenti abitativi nuragici che accompagnano l’età d’oro dei nuraghi e i tempi successivi al loro declino.

Nuraghe S’Urachi
Nuraghe S’Urachi

Citiamo fra tutti i nuraghi Sàrgara, Piscina Arrubia, Su Cadalanu, Leporada e Matta Tramontis nella parte meridionale appartenente a Cabras,
Su Cunventu, Spinarba, Nurache ‘e Mesu e Sa ‘e Procus nella parte settentrionale appartenente a San Vero Milis.
Il territorio è dunque costellato da nuraghi e insediamenti che generalmente occupano la sommità delle alture e i margini degli altipiani, formando una vera e propria rete di controllo e gestione. In questo contesto si nota una sorprendente scarsità delle classiche sepolture collettive nuragiche, le “tombe dei giganti”: si conoscono appena tre esemplari, di cui due distrutti e uno (Su Cuccuru Mannu di Riola) non costruito ma ricavato in una cresta di arenaria. Anche i luoghi di culto conosciuti sono pochi, distrutti o in pessime condizioni. Meritano di essere ricordati il pozzo sacro di Cuccuru ‘e is Arrius e l’ipogeo di San Salvatore, di epoca romana imperiale, provvisto di camera circolare ipogeica e scala di discesa, che richiama strettamente i pozzi sacri nuragici e che potrebbe essersi originato proprio da un tempio nuragico di questo tipo.

Immagine a 360° dell’ipogeo di San Salvatore

Età fenicio-punica

Nel periodo compreso tra il dodicesimo e il nono secolo avanti Cristo, nel bronzo finale e nella prima età del ferro, presso le comunità nuragiche, si rileva una interessante presenza di materiale ceramico e bronzeo di provenienza orientale, dapprima cipriota e poi fenicia. In questo periodo si attestano scambi commerciali tra i diversi popoli e culture, ma non si tratta ancora di veri e propri insediamenti. Dall’ottavo-settimo secolo avanti Cristo, la presenza fenicia nell’isola si fa più stabile. Particolarmente importante l’area di Tharros, il cui insediamento fenicio risalirebbe al settimo secolo avanti Cristo sviluppandosi nelle aree di Capo San Marco e di San Giovanni.

La presenza punica (cioè dei fenici di Cartagine) è documentata fin dal sesto secolo avanti Cristo.

Tharros, il preesistente villaggio nuragico sulla collina di Su Murru Mannu.
Tharros, veduta aerea.
Tharros, complesso di edifici monumentali.

L’antropizzazione della penisola del Sinis in età punica resta indissolubilmente legata alle vicende della città di Tharros, unico centro urbano posto a controllo del limite settentrionale dell’area di Oristano. Le profonde trasformazioni che interessano la città a seguito dell’affermazione cartaginese, presto si manifestano in tutta l’area.
L’occupazione punica predilige le aree pianeggianti ma non trascura le pendici delle leggere alture che segnano la regione: tracce archeologiche emergono con maggiore evidenza, da sud a nord, nell’attuale area perilagunare di Mistras, nella fascia compresa tra la stessa laguna, lo stagno di Cabras, l’altopiano di Su Pranu e il mare.
Nelle fasi più antiche la presenza punica è documentata per lo più da reperti ceramici, riconducibili soprattutto ad anfore da trasporto. Nel quinto secolo la presenza sul territorio appare più capillare con pochi insediamenti estesi, ma un numero elevato di piccoli villaggi. Tale gerarchizzazione degli insediamenti si deve a una politica di sfruttamento capillare del territorio.

Tharros, una strada urbana.
Tharros, tempio punico detto “delle semicolonne doriche”.
Tharros, il Castellum aquae (serbatoio terminale dell’acquedotto cittadino).

Nel quarto-terzo secolo avanti Cristo la pressione demografica sul territorio raggiunge la sua massima intensità, con un numero assai elevato di insediamenti che mostra una continuità di frequentazione rispetto alle fasi precedenti. Si può ipotizzare in base ai recenti studi, per lo più relativi a ricognizioni di superficie, che vi fossero presenti numerosi luoghi di culto, documentati dalla presenza della coroplastica (tecnica di lavorazione della terracotta), e si ritiene che in alcuni casi questi sfruttassero e riutilizzassero i monumenti nuragici presenti nell’area come strutture per i culti.
Le aree funerarie, infine, risultano meno note, a eccezione delle necropoli dell’insediamento di Tharros.

L’assetto territoriale in età tardo-punica conosce, con il passaggio alla dominazione romana, una forte continuità nelle scelte insediative e nei luoghi di culto che continua fino alla prima età imperiale.

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