Perché eroi

La necropoli di tombe individuali e la straordinaria scoperta delle statue rendono l’area di Mont’e Prama unica nel suo genere in Sardegna
e permettono di ipotizzare che le comunità tardo-nuragiche del Sinis avessero sviluppato una sorta di ritualità funeraria che può essere ascritta
a un processo di trasformazione sociale in senso gentilizio, forse in qualche misura aristocratico.
L’iconografia delle statue sembra dunque essere un segno importante di ostentazione di alcuni valori riconosciuti dalla comunità,
le cui famiglie eminenti erano sepolte in quello che alcuni autori definiscono heroon.

Primo piano del volto della statua del pugilatore detto “Fastigiadu” esposta al Museo archeologico nazionale di Cagliari.

Con il termine heroon (dal greco ἡρῷον) si fa riferimento a un santuario monumentale eretto per un eroe.
Dato il suo carattere peculiare, per cui è allo stesso tempo luogo di sepoltura e di culto, l’heroon propriamente detto è composto, dal punto di vista architettonico, dal sepolcro e dal tempio.
Va detto, però, che se gli heroa sono ben noti nel mondo greco, finora non abbiamo informazioni né attestazioni di heroa nuragici.
Del resto anche a Mont’e Prama non si può parlare di heroon in senso stretto. Allo stato attuale delle ricerche non sono evidenti, infatti, resti architettonici pertinenti a una struttura cultuale, anche se alcuni ritrovamenti di blocchi squadrati rendono plausibile l’ipotesi della sua esistenza nell’area.
Ciononostante Mont’e Prama è senza dubbio una necropoli monumentale e le statue a essa connesse riproducono in forma enfatica gli stessi soggetti cui la necropoli è dedicata o i loro antenati reali o mitici, interpretati come eroi.

Le sculture di Mont’e Prama, pertanto, sono opera di una società radicalmente mutata rispetto a quella dell’età del bronzo,
rispetto a quelle genti che la cultura popolare sarda chiama erroneamente giganti.
Per la nuova società il tempo lontano dei costruttori dei nuraghi, considerati degli eroi, era oggetto di venerazione e di richiamo identitario.
Gli individui deposti nelle tombe e le statue di Mont’e Prama rimandano dunque a degli eroi da intendere come portatori di valori, ideali,
poteri e identità di un popolo e di una civiltà che, in definitiva, proiettava in essi il prestigio di un passato glorioso.

 

Eroi in letteratura

La definizione della necropoli e del complesso scultoreo di Mont’e Prama come heroon trova riscontro in numerosi testi
della letteratura scientifica contemporanea.

Per saperne di più trovate qui alcuni stralci di pubblicazioni scientifiche che hanno tentato di interpretare gli eroi di Mont’e Prama.

«Le iconografie dei pugilatori, arcieri e guerrieri, replicate più volte in maniera sostanzialmente identica […] sono un segno potente che marca con forza il territorio attraverso l’ostentazione dei valori riconosciuti dalle comunità le cui famiglie eminenti erano sepolte a Monte Prama, in quello che possiamo definire Heroon» (Bedini-Tronchetti et alii 2012, p. 19).

Il braccio accuratamente rifinito della statua dell’arciere detto “Prexiau” esposta al Museo archeologico nazionale di Cagliari.
Il braccio della statua dell’arciere detto “Compoidori” esposta al Museo civico Giovanni Marongiu di Cabras.

«L’Heroon di Mont’e Prama rappresenta la novità archeologica più interessante degli ultimi decenni nelle vicende della Sardegna e del Mediterraneo occidentale nei primi secoli del I millennio a.C. […] Allo stato attuale degli scavi, che dovranno essere completati, l’Heroon misura circa 50 metri,
con le statue collocate sulle lastre tombali, e con numerosi betili e modelli di nuraghe a fianco e dietro. Questo rappresenta la monumentalizzazione avvenuta nell’ultima fase di utilizzo, di un sepolcreto il cui inizio risale al IX sec. a.C. […] Carlo Tronchetti analizza la società dell’età del Ferro,
e individua nell’emergere di “aristocrazie” il contesto nel quale l’Heroon è stato costruito. La società aristocratica viveva in case a corte centrale dotate di più ambienti, in villaggi che venivano trasformandosi in centri protourbani, e avevano raggiunto condizioni economiche di relativa ricchezza» (Bedini-Tronchetti et alii 2012, pp. 10-11).

«Una necropoli che la comunità vuole monumentale nella struttura e straordinaria nell’apparato figurativo a essa connessa; un apparato che pare riprodurre in forma eroizzata ed enfatica gli stessi soggetti cui la necropoli è dedicata: statue di giovani, armati e vigorosi, fratelli in armi,
a tributo e difesa dei propri fratelli defunti e per sempre sepolti nel terreno di Mont’e Prama» (Minoja 2014, p. 367).

«Ma è soprattutto l’insieme di sepolture singole di Monti Prama-Cabras, trasformato in heroon, a provare la grande svolta politica e sociale,
il profondo mutamento dei quadri strutturali nuragici avvenuti nella fase IV» (Lilliu 2004, p. 497).

Vista aerea zenitale della necropoli di Bedini e Tronchetti alla fine della campagna di scavo del 2015

«Dialetticamente la violenta distruzione dell’heroon potrebbe corrispondere al punto di trasformazione dell’emporion in polis […]. Lo heroon doveva, infatti, essere considerato un monumento di “gloria” dinastica. […] Quando questo ribaltamento sia avvenuto non è dato oggi precisare.
I pozzetti, all’origine contenenti le spoglie dei ”principi-eroi” sono corredate anche da un sigillo scaraboide e perline in pasta vitrea […]» (Lilliu 2004, pp. 635-636).

Modello di nuraghe ottalobato ritrovato durante gli scavi del 2016 ed esposto al Museo civico Giovanni Marongiu di Cabras.

«Secondo la visione tradizionale, un gruppo familiare eminente delle comunità dell’età del Ferro che popolavano la regione del Sinis sarebbe stato sepolto a Mont’e Prama in una sorta di Heroon monumentalizzato all’interno di tombe individuali e con prestigiosi semata figurati in ideologia eroica; ma l’attestazione di elementi architettonici come capitelli di colonna e di pilastro indicherebbe invece l’esistenza di un santuario complesso, di cui dovevano trovare collocazione gli arredi e le sculture; l’area di necropoli sarebbe soltanto una parte dell’area santuariale.
Questa parte legata al culto degli antenati: quegli eroi, forse già divinizzati, da cui discendono i gruppi gentilizi sepolti nelle tombe; dagli antenati, cui rimandano i personaggi scolpiti nella pietra, ma anche il culto del nuraghe, documentato dai numerosi modelli lapidei, i gruppi gentilizi traggono la loro legittimità e il loro potere. Si legge nelle sculture un programma che raccordando il mondo mitico e gli antenati al mondo fisico del presente e ai suoi aristoi, celebra la peculiare cosmologia del potere» (Bernardini 2014, p. 157).

«In questo quadro ricade la mia interpretazione del fenomeno di Monti Prama, ricostruibile come un particolare tipo di necropoli in cui viene glorificato un clan familiare, un gruppo aristocratico che si qualifica con segni di aretè militare, della religione e si riallaccia alla passata età dell’oro […] le tombe degli antenati eroizzati, betili che erano prelevati da qualcuna di queste tombe; infatti sono cronologicamente anteriori e scolpiti con un materiale diverso» (Tronchetti 2012a, pp. 181-192).

«Alla luce di queste riflessioni Tronchetti conclude che la necropoli di Mont’e Prama non può essere considerata una semplice area funeraria, ma una sorta di necropoli-santuario in cui si celebra il culto degli antenati e insieme si rinnova il potere delle aristocrazie dell’VIII secolo a.C. In questo contesto viene introdotto il termine heroon: Mont’e Prama è il sepolcro degli eroi del presente e del culto e della venerazione degli eroi del passato» (Bernardini 2015, p. 53).

«È un peccato che i recenti scavi non abbiano potuto chiarire la precisa natura e l’intera forma e costituzione di un heroon trasformato in un tempio, che doveva essere fra i maggiori e più celebrati dell’antichità protostorica sarda […]» (Lilliu 1980, p. 118).

«Non le tombe terragne, nella forma a semplice pozzetto, danno lustro all’area dell’heroon, ma sono le statue, l’arredo funerario esterno a monumentalizzare il luogo che visualizza così il rango e il potere dei committenti» (Lilliu 1997, p. 314).

«Le statue di Mont’e Prama non possono che essere il volto alternativo di quell’insediamento, poiché il loro statuto eroico presuppone un controllo indigeno sull’emporion fenicio, così come la violenta distruzione della necropoli sembra sigillo alla trasformazione di quell’emporion in polis
e perciò stesso del rovesciamento dei rapporti di forza capace di amministrare i processi dello scambio, di effettuare i prelievi per così dire pietrificati nelle bellissime statue-kolossoi» (Torelli 1984, p. 392).

Gli eroi di Mont’e Prama

«I materiali ci presentano l’immagine di un momento in cui nella società nuragica il potere è detenuto da gruppi che possiamo definire aristocratici, presenti in quello che riteniamo essere un grande santuario federale con zone destinate a sepoltura, con raffigurazioni della propria ideologia concretatesi in forme monumentali finora ignote» (Tronchetti 1981, p. 527).

«La presenza di un edificio potrebbe aver trasformato l’area funeraria in un’area cultuale sovrapposta a tombe assumendo quindi una valenza sacra: l’interpretazione del contesto come quella degli antenati del gruppo gentilizio potrebbe assumere una connotazione più alta, dove dalla semplice eroizzazione dei defunti potrebbe essersi sovrapposta la volontà di riconoscere in essi gli dei protettori almeno del gruppo aristocratico di pertinenza» (Rendeli 2014b, p. 70).

«Il complesso funerario e scultoreo viene solitamente definito come heroon, parola greca che designa un luogo organizzato e strutturato per il culto degli antenati elevati al rango di eroi e per la celebrazione dei valori tradizionali della comunità che in essi si identifica. Le sculture di Mont’e Prama esprimevano identità e appartenenza, valori particolarmente significativi in un momento storico di trapasso caratterizzato da profonde tensioni
e trasformazioni» (Usai 2015b, p. 98).

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Per un ulteriore approfondimento si veda anche:
L’Heroon di Mont’e Prama, Bedini-Tronchetti et alii 2012, pp. 15-23

Mont’e Prama. L’Heroon dei giganti di pietra, Tronchetti 2015
L’Heroon di Mont’e Prama nelle pagine di Giovanni Lilliu, Zucca 2014
Guardiani, dei o eroi? marzo 1974, nel podere di Sisinnio Poddi, presso Cabras, venne alla luce un grosso reperto archeologico. Cominciò così la lunga quanto appassionante vicenda dei giganti di Mont’e Prama, Manunza 2013
La pietra e gli eroi, Minoja e Usai (a cura di), 2011
Interpretare Mont’e Prama: l’heroon, Bernardini 2015, p. 52
L’Heroon di Mont’e Prama, Zucca 2013

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