Restauro e musealizzazione

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Prenda ‘e Zenia

Il progetto di conservazione e restauro Prenda ‘e Zenia (Gioiello della stirpe) è stato realizzato dal Centro di Conservazione Archeologica (CCA), con la direzione scientifica della Soprintendenza per i Beni Archeologici per le province di Sassari e Nuoro.
Dal novembre 2007 al novembre 2011 il CCA ha lavorato nei locali del Centro di restauro di Li Punti, sul materiale rinvenuto nelle diverse campagne di scavo del sito archeologico condotte tra il 1975 e il 1979: circa 5200 frammenti litici in calcare pari a una distesa di circa 450 metri quadrati di oltre 10 tonnellate di peso.

Scorcio di una parte della sala del Centro di restauro dove erano riordinati i reperti da restaurare

Nella fase preliminare del progetto si sono classificati i vari frammenti per tipologia e classi.
Le analisi diagnostiche hanno permesso di individuare un biocalcare come tipo di pietra utilizzata per la realizzazione delle sculture, mentre l’analisi diretta delle superfici ha permesso di raccogliere informazioni sulle tecniche di lavorazione originale, sulla strumentazione e sulla metodologia usata. Infine, l’analisi dello stato di conservazione ha permesso di individuare i vari fenomeni di degrado.
Sulla base dell’acquisizione dei dati raccolti sulle caratteristiche di ciascun frammento si è proceduto agli interventi diretti di restauro.

L’interessantissimo documentario sui lavori di restauro realizzato a Li Punti nel 2008 per conto della Regione Autonoma della Sardegna.

Si è iniziato con la pulitura, con la quale sono stati eliminati i depositi superficiali di sporco ed è stata ripristinata la leggibilità delle superfici.
Nella seconda fase si sono ricercati gli attacchi fra i vari frammenti e, successivamente, si è proceduto con il montaggio, la stuccatura e le integrazioni.
In previsione della musealizzazione, sono stati realizzati dei supporti in acciaio con una colonna centrale a traliccio, da cui partono dei bracci a sostegno dei singoli elementi scultorei. Trasversalmente alle fasi del restauro, si è proceduto alla preziosa documentazione di tutti i dati raccolti durante l’osservazione e l’analisi delle sculture.

Roberto Nardi, direttore del Centro di Conservazione Archeologica (CCA), in un momento del restauro.
Un’ampia veduta del laboratorio di restauro dedicato alla pulizia e alla documentazione dei pezzi

Nel mese di giugno del 2015 e del 2016, sotto la direzione della Soprintendenza Archeologica di Cagliari, il Centro di Conservazione Archeologica è tornato a lavorare sui nuovi reperti rinvenuti nelle campagne di scavo del 2014 e del 2015, allestendo il cantiere nel Museo civico Giovanni Marongiu a Cabras. L’intervento ha interessato, in particolare, due modelli di nuraghi quadrilobati (altri due sono ancora da restaurare), una statua di arciere e una delle due statue del nuovo tipo di pugilatore, che raffigura un pugilatore secondo un modello simile al bronzetto nuragico rinvenuto nella tomba villanoviana di Cavalupo a Vulci (VT), col grande scudo e il guantone armato tenuti davanti al corpo invece che all’altezza della testa. La seconda statua è esposta ma ancora da restaurare.

Le sculture esposte

Il restauro è finito! Si allestisce la mostra “La pietra e gli eroi”

Nel novembre del 2011, una prima mostra temporanea La pietra e gli eroi, allestita nel Centro di Li Punti a Sassari espone, per la prima volta dal ritrovamento, le sculture parzialmente ricomposte e montate sui nuovi supporti. Una lunga vetrina a parete mostra, inoltre, la mole di reperti non utilizzati nelle ricostruzioni delle sculture.

Dal marzo del 2014 l’intero patrimonio restaurato è esposto nella mostra Mont’e Prama 1974-2014 allestita in parallelo al Museo archeologico nazionale di Cagliari e al Museo civico Giovanni Marongiu di Cabras.
Le sculture restaurate nel 2015-2016 sono esposte nel Museo civico di Giovanni Marongiu di Cabras, dove vengono presentati al pubblico anche i più recenti ritrovamenti.

Modelli di nuraghe ritrovati nel 2014 (i due a destra) e nel 2016 esposti al Museo civico Giovanni Marongiu

Complessivamente, tra i due musei, sono esposti:: 27 statue antropomorfe non integre – 6 arcieri, 3 guerrieri e 18 pugilatori, uno scudo di guerriero16 modelli di nuraghe – 5 semplici, 4 quadrilobati, 6 ottalobati e uno indefinibile, 9 betili – 6 in arenaria e 3 in calcare, e altre sculture non identificate, ma il numero cresce man mano che proseguono gli scavi della necropoli.

Un corpus imponente capace di calamitare l’interesse di numerosi visitatori.

i luoghi dove sono esposte le statue

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