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Le prime indagini archeologiche

Le prime attestazioni in letteratura del sito di Mont’e Prama risalgono al diciassettesimo secolo con il padre cappuccino Salvatore Vidal che, per primo, segnala l’esistenza di un centro antico a Mont’e Prama, come una delle quaranta città fortificate (oppida) del Sinis.

Secondo notizie orali non verificate, nei primi anni Settanta del secolo scorso due agricoltori scoprono, durante le arature, le prime sculture. I primi rinvenimenti documentati avvengono nella primavera del 1974.
La Soprintendenza intraprende una prima campagna di scavo a dicembre del 1975 curata da Alessandro Bedini. Si susseguono in quegli anni diverse indagini. Nel 1977, in gennaio, un saggio di un solo giorno diretto da Giovanni Lilliu e Enrico Atzeni e, in dicembre, una serie di saggi condotti da Maria Luisa Ferrarese Ceruti e Carlo Tronchetti. Nel 1979, la prima campagna di scavo sistematico è diretta ancora da Carlo Tronchetti.

Queste prime indagini archeologiche permettono di rilevare una necropoli in uso per alcuni secoli, che mostra segni di diversi momenti di formazione.

Vista zenitale di una tomba a pozzetto dello scavo Bedini, all’interno ancora i resti dell’eroe.
L’area archeologica il 12 ottobre 2015

In una prima fase, forse dell’undicesimo-decimo secolo avanti Cristo, la necropoli è costituita da piccole tombe singole a pozzetto poco profonde, di forma cilindrica, chiuse con un tumuletto di piccole pietre, in cui era deposto un inumato in posizione rannicchiata, talvolta con un vaso, spesso frammentato.

Fase 1 - Tomba a pozzetto semplice con copertura a tumuletto.
Fase 1 - Tombe con copertura a tumuletto

In un secondo momento, probabilmente tra il decimo e il nono secolo avanti Cristo, le comunità di quella zona decidono di conferire un aspetto monumentale all’area: vengono realizzate nuove tombe a pozzetto completate con strutture in pietra e raggruppate in modo ancora disorganico, in ognuna delle quali è deposto un defunto in posizione rannicchiata e poi coperte da un lastrone in pietra ben lavorato.

Fase 2 - Tomba a pozzetto parzialmente costruita con grosso lastrone isolato a forma circolare.
Fase 2 - Tombe isolate o in piccoli gruppi, coperte con spesse lastre rettangolari o, eccezionalmente, rotonde.

In una terza fase, probabilmente agli inizi dell’ottavo secolo avanti Cristo, le tombe si presentano scavate nella roccia tenera e coperte con uno o due lastroni quadrati di arenaria, talvolta con lastre verticali sui fianchi (queste ultime sono definite “sepolture a pseudo-cista”, cioè a falsa cassa).
Le tombe sono allineate lungo il margine di una strada funeraria e distinte in gruppi da lastroni verticali infissi nel terreno. Ogni gruppo di tombe è recintato verso la strada da un filare di lastre fissate verticalmente ed è indicato da almeno un betilo che supera talvolta i due metri d’altezza.

Fase 3 - Tomba a pozzetto con copertura a lastra quadrata in arenaria in lungo allineamento.
Fase 3 - Tombe allineate coperte da un lastrone a forma quadrata

In questa terza fase la necropoli viene ornata con lo spettacolare complesso di statue e modelli di nuraghe in calcare.

Non si sa per quanto tempo la necropoli abbia mantenuto questo aspetto così singolare.
Alla fine del quarto secolo avanti Cristo, in piena epoca di dominio punico, le statue frantumate vengono deposte sopra le tombe e nella strada antistante in modo confuso assieme ad altri elementi di cultura materiale come ceramiche di epoca nuragica, punica e romana.
È possibile che la distruzione sia avvenuta in quel momento, anche volontariamente, ma non si possono escludere altri momenti e cause.

Le tombe della terza fase sono senza corredo. Solo nella tomba 25 viene ritrovato, al di sotto dell’inumato maschio giovane, un sigillo che imita lo scarabeo egizio, datato in base ai confronti tra il 1130 e il 945 avanti Cristo. Il ritrovamento di oggetti di corredo orientale in ambito funerario nuragico è molto raro.
Il ritrovamento di questo prezioso fornisce un indizio del cambiamento in atto agli inizi dell’età del ferro e consegna agli studiosi non pochi problemi di interpretazione.

Le campagne di scavo recenti

Il 5 maggio del 2014 è ripresa la campagna di scavo sotto la direzione di una squadra della Soprintendenza di Cagliari (Alessandro Usai ed Emerenziana Usai) e dell’Università di Sassari (Raimondo Zucca, Paolo Bernardini e Pier Giorgio Spanu).
A cura del professor Gaetano Ranieri sono state effettuate delle indagini geofisiche con il georadar su circa ottanta mila metri quadrati: il sottosuolo è stato esaminato da sedici angolazioni diverse, il che ha permesso di osservare le anomalie del terreno. In base alle anomalie geofisiche principali e alle analisi sulle foto aeree e satellitari si sono effettuati saggi di scavo in tre quadrati della parte più orientale dell’area, senza tuttavia rinvenire elementi a conferma delle anomalie individuate.

Quindi gli scavi si sono nuovamente concentrati sulla necropoli, a sud delle porzioni indagate da Bedini e Tronchetti.
Accanto a un nuovo tratto della strada funeraria sono apparse otto tombe coperte con lastre quadrate e, più a est, altre otto tombe disposte su tre filari irregolari, a pozzetto semplice, con accumulo di pietre, destinate alla deposizione singola di individui inumati in posizione rannicchiata che, a giudicare dalle ceramiche riferibili almeno al decimo secolo avanti Cristo, sembrano costituire la prima sistemazione funeraria del sito.

Il ritrovamento di due particolari statue di pugilatore durante gli scavi Ranieri del 2014.
Vista ravvicinata della statua di uno dei due pugilatori ritrovato durante gli scavi Ranieri del 2014.
Primo piano della testa della statua di uno dei due pugilatori ritrovato durante gli scavi Ranieri del 2014.

Il rinvenimento più eclatante degli scavi del 2014 è stato il recupero di due statue di pugilatori la cui iconografia era fino a quel momento assente nel repertorio delle rappresentazioni antropomorfe di Mont’e Prama. Questi esemplari si avvicinano all’iconografia del famoso bronzetto nuragico di Cavalupo di Vulci del nono secolo avanti Cristo.

La campagna di scavo 2015-2016 

Infine, nel mese di maggio 2015, la Soprintendenza ha avviato una nuova campagna di scavo diretta da Alessandro Usai.
La campagna, che si è conclusa nel dicembre del 2016, ha permesso il recupero e il ripristino di tutta la lunga trincea aperta tra il 1975 e il 1979, che era stata ricolmata negli anni Ottanta con terreno di riporto, e di raccordare la vecchia trincea con quella del 2014. Gli scavi della necropoli hanno permesso, inoltre, di individuare almeno altre 22 nuove tombe, metà delle quali pertinenti a un tipo intermedio con pozzetto parzialmente costruito in pietrame e con lastra di copertura di varia forma.

Vista aerea zenitale dell’area archeologica il 28 maggio del 2015
L’area archeologica il 12 ottobre del 2015

Ma, ancora una volta, non si sono trovati indizi che abbiano chiarito la disposizione originaria delle sculture.

Gli attuali programmi d’indagine mirano, pertanto, non a trovare altre sculture, ma ad ampliare finalmente l’area di scavo per proporre ipotesi attendibili sull’organizzazione del luogo, sul rapporto tra le sculture e la necropoli e sull’esistenza del supposto tempio o santuario e di altri spazi o edifici con diverse funzioni.

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