Al Festival dell’Archeologia, il Mediterraneo tra rotte antiche, patrimonio sommerso e nuove proposte di ricerca.Al Festival dell’Archeologia, il Mediterraneo tra rotte antiche, patrimonio sommerso e nuove proposte di ricerca.Al Festival dell’Archeologia, il Mediterraneo tra rotte antiche, patrimonio sommerso e nuove proposte di ricerca.Al Festival dell’Archeologia, il Mediterraneo tra rotte antiche, patrimonio sommerso e nuove proposte di ricerca.
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Nuova mostra della Soprintendenza al Museo Civico di Cabras: “Mont’e Prama. Dalla terra al museo. Il nuovo restauro”

Il Sinis protagonista del Festival Internazionale dell’Archeologia

Al Festival dell’Archeologia, il Mediterraneo tra rotte antiche, patrimonio sommerso e nuove proposte di ricerca.

Louis Godart lancia da Cabras la proposta di una grande mostra sui Popoli del Mare nel 2028.

26/06/2026
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  • Fondazione Mont'e Prama
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  • Sinis

Una grande mostra sui Popoli del Mare, da realizzare nell’autunno del 2028, per rileggere alla luce  delle più recenti scoperte archeologiche il ruolo della Sardegna nei grandi equilibri del Mediterraneo  antico. È la proposta lanciata ieri sera a Cabras da Louis Godart, nel corso della seconda giornata del  Festival Internazionale dell’Archeologia, promosso dalla Fondazione Mont’e Prama. 

Storico e filologo, accademico dei Lincei di Francia e di Grecia e per sedici anni consigliere culturale  della Presidenza della Repubblica, Godart ha indicato una nuova prospettiva di ricerca e divulgazione  capace di riportare al centro del dibattito i popoli che, tra la fine dell’età del Bronzo e l’inizio dell’età  del Ferro, modificarono profondamente gli assetti del Mediterraneo. «Alla luce delle nuove scoperte  archeologiche – ha spiegato – è importante tornare ai testi che raccontano i Popoli del Mare,  protagonisti di vicende che sconvolsero gli equilibri del Mediterraneo. Una grande mostra dedicata a  questo tema sarebbe un’occasione straordinaria per mettere in risalto il ruolo della Sardegna». 

Una proposta già condivisa con il presidente della Fondazione Mont’e Prama Anthony Muroni e con  il direttore scientifico del Festival Giorgio Murru, che l’hanno accolta con entusiasmo, aprendo il  percorso verso un progetto espositivo di respiro internazionale. 

L’annuncio è arrivato al termine di una serata interamente dedicata al mare come spazio di incontro,  mobilità e conoscenza. Nel Nuovo Parco del Museo Civico Giovanni Marongiu, studiosi, archeologi e  rappresentanti delle istituzioni culturali hanno ricostruito rotte, relazioni e civiltà che nel corso dei  millenni hanno unito la Sardegna alle altre sponde del Mediterraneo. 

La cultura come prospettiva di crescita  

Ad aprire la serata è stato il sindaco di Cabras Andrea Abis, che ha richiamato il valore storico della  riunificazione dei Giganti di Mont’e Prama e la necessità di trasformare i risultati culturali raggiunti in  una prospettiva duratura per il territorio. «Riunire i Giganti e poterci godere questo grande successo  ci restituisce una calma interiore, determinata dalla consapevolezza di avere compiuto un passo molto  importante – ha dichiarato Abis –. Ora questa prospettiva deve trovare anche un punto di caduta  economico, che non coincide soltanto con la ricaduta turistica, ma significa molto di più. Con la cultura  si può crescere, ma è fondamentale che a crederci siano la comunità e ogni cittadino di Cabras,  dell’Oristanese e della Sardegna». 

Anthony Muroni ha tracciato un bilancio dei primi cinque anni di attività, ricordando il percorso  compiuto dalla nascita del Festival a oggi. «Cinque anni fa non esistevano questo parco e la Casa dei  Giganti e il palco veniva allestito in condizioni di fortuna. Non sapevamo nemmeno se ci sarebbe stata  una seconda edizione – ha ricordato –. Oggi molte cose sono cambiate: abbiamo iniziato a restituire  pieno valore a un Parco archeologico che custodisce settemila anni di storia, mettendo in relazione i  luoghi del territorio in un unico grande racconto». Per Muroni, i Festival rappresentano una tessera di  un progetto molto più ampio: «I visitatori e gli incassi sono raddoppiati, ma si tratta ancora di risultati 

intermedi. Il rapporto costruito con gli amministratori, con la scuola e con l’anima più profonda della  comunità ci dà la forza e la fiducia per continuare. La sfida ora è rendere strutturale questa  governance e questo modo di operare, coinvolgendo soprattutto i giovani, che sono il nostro futuro». 

Dal Sinis a Ustica, una rete tra isole  

Il primo incontro, “Tra il Sinis e Ustica”, ha presentato l’accordo di collaborazione tra la Fondazione  Mont’e Prama e la Fondazione Sebastiano Tusa, nato per sviluppare nuove linee comuni di studio,  ricerca e valorizzazione del patrimonio culturale e ambientale. Il confronto ha restituito una visione  condivisa: costruire una rete tra territori insulari e comunità costiere, mettendo in relazione  archeologia terrestre e subacquea, biodiversità, paesaggio, saperi tradizionali e sviluppo locale. La  presidente della Fondazione Sebastiano Tusa, Valeria Li Vigni, ha illustrato il percorso avviato  attraverso la Carta di Ustica, fondata sul coinvolgimento diretto delle comunità nei processi di crescita  sociale e di autonomia. Nel solco dell’eredità scientifica di Sebastiano Tusa, tra i pionieri  dell’archeologia subacquea italiana, la Fondazione punta ora alla costruzione di una rete delle isole  legate al patrimonio sommerso. Un progetto che integra ricerca, tutela, comunicazione e  partecipazione e che trova nella collaborazione con Mont’e Prama un nuovo punto di sviluppo. 

Il Soprintendente del Mare Ennio Turco ha ripercorso l’esperienza della Sicilia, dove l’autonomia in  materia di beni culturali ha consentito la nascita della prima Soprintendenza del Mare istituita in Italia. «Quel percorso ha rivoluzionato il rapporto tra terra e mare – ha evidenziato –. Il mare non è più  considerato un limite o una separazione, ma uno spazio di comunanza culturale attraversato da  uomini, idee, beni e patrimoni». 

L’archeologo subacqueo Roberto La Rocca ha completato il quadro illustrando il contributo della  ricerca sul campo alla conoscenza, alla tutela e alla fruizione del patrimonio custodito nei fondali. 

La Sardegna al centro delle rotte  

Con “Storie dal Mare”, la serata ha allargato lo sguardo alle rotte che hanno attraversato il  Mediterraneo e al ruolo della Sardegna come luogo di passaggio, incontro e scambio. Lo storico ed  epigrafista Attilio Mastino, lo storico e saggista Ferdinando Maurici e Pascal Arnaud, professore  dell’Università di Lione e tra i maggiori studiosi internazionali della navigazione antica, hanno messo  in relazione fonti, testimonianze archeologiche e geografia. Arnaud si è soffermato in particolare sulle  rotte sviluppatesi intorno alla Sardegna, mostrando come la posizione dell’isola l’abbia resa un punto  di riferimento nel sistema delle comunicazioni mediterranee. Gli interventi di Mastino e Maurici  hanno completato il racconto attraverso prospettive storiche e archeologiche diverse, restituendo la  complessità di un mare nel quale porti, approdi e territori costieri diventavano luoghi di incontro,  confronto e trasformazione. 

L’ultimo incontro, “Andar per mare. Terre, navi, rotte, uomini e Dei”, ha intrecciato archeologia, mito  e letteratura attraverso gli interventi di Massimo Cultraro, Louis Godart e Silvia Romani. 

Oggi l’anteprima del Festival Letterario dell’Archeologia  

Il programma prosegue oggi, venerdì 26 giugno, nel Nuovo Parco del Museo Civico Giovanni Marongiu  di Cabras con un appuntamento distinto dal calendario del Festival Internazionale dell’Archeologia:  l’anteprima della quinta edizione del Festival Letterario dell’Archeologia. 

La serata, intitolata “L’uomo contemporaneo e le sfide globali”, porterà il confronto dalle civiltà  antiche alle trasformazioni politiche, sociali e familiari del nostro tempo.

Alle 19:30, Massimo D’Alema sarà protagonista dell’incontro “La politica dopo la politica: dalla Prima  Repubblica alla crisi delle democrazie”, in dialogo con Anthony Muroni e Virginia Saba. Un confronto  sui cambiamenti attraversati dalla politica italiana, sulla crisi della rappresentanza e sulle difficoltà  che interessano le democrazie contemporanee. 

Alle 20:30 andrà in scena “Terre del ritorno”, con Ambra Pintore alla voce, Roberto Scala al basso e  alla fisarmonica, Diego Milia al violino e al sax, Massimo Satta alle chitarre e Antonio Pisano alla  batteria. 

A chiudere la serata, alle 21:30, sarà il saggista Massimo Recalcati con “La genitorialità nel tempo  dell’incertezza”, una riflessione sulle trasformazioni del ruolo dei genitori e sulla complessità  dell’educare in una società segnata dalla fragilità dei riferimenti e da profondi cambiamenti culturali. 


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