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L’impatto sociale ed economico delle attività promosse dalla Fondazione Mont’e Prama.
Accessi e incassi in crescita nei siti archeologici della Fondazione Mont’e Prama

Il racconto dei Festival dell’Estate di Mont’e Prama

Questa sera, al Museo Civico Giovanni Marongiu di Cabras, una nuova tappa del Festival tra letteratura, archeologia e arte.

19/06/2025
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Festival Internazionale dell’Archeologia

Prima serata – 17.06.25 – Bosa, ex Convento dei Cappuccini

Il Festival dell’Archeologia riparte da Bosa: storia, musica e territorio inaugurano la quarta edizione

Un viaggio tra la storia millenaria della Planargia ha inaugurato ieri sera a Bosa la quarta edizione del Festival dell’Archeologia, promosso dalla Fondazione Mont’e Prama. Dare, restituire, seminare, creare reti: sono queste le parole chiave che ancora una volta ispirano un Festival che ogni anno sceglie di partire da un luogo diverso, creando legami profondi tra storia, comunità e cultura. Dopo Barumini, Santa Cristina di Paulilatino, Nuraghe Losa di Abbasanta, Laconi e Oristano, è stata Bosa, con il suo castello, il fiume Temo e la sua anima multiculturale, a dare il via all’edizione 2025.

La serata inaugurale, ospitata nell’ex Convento dei Cappuccini, si è aperta con i saluti del Sindaco di Bosa, Alfonso Marras, che nel suo intervento ha sottolineato: «È per noi motivo di grande orgoglio ospitare un evento che unisce cultura e partecipazione. Bosa è un luogo che ha tanto da raccontare, e il Festival dell’Archeologia ci offre l’occasione per farlo in dialogo con tutto il territorio». Anthony Muroni, Presidente della Fondazione Mont’e Prama, ha ringraziato l’amministrazione comunale e ricordato l’importanza di valorizzare luoghi e creare relazioni: «Il nostro format è semplice: la bellezza dei luoghi, la qualità dei relatori, la cura per i dettagli, il piacere di incontrare gli operatori della cultura. Ma proprio per questo c’è il rischio che tutto venga dato per scontato. Serve sostegno, visione, collaborazione. La nascita della Fondazione Bosa è una scelta strategica: come Fondazione Mont’e Prama siamo a disposizione per collaborare e accompagnare – anche solo in qualità di testimoni – un progetto virtuoso come questo». A portare i saluti del Ministero della Cultura, Monica Stocchino, che ha dichiarato: «Il Festival in questi anni ha saputo parlare a un pubblico ampio, attraverso un linguaggio universale che unisce. Guardiamo con grande soddisfazione al lavoro svolto dalla Fondazione Mont’e Prama in questi anni. Si tratta di un modello da esportare: il patrimonio, vissuto così, diventa strumento di crescita e coesione sociale».

La serata è proseguita con gli interventi degli studiosi Attilio Mastino e Antonio Maria Corda, che hanno offerto un ricco affresco della Bosa antica e della sua eredità romana e bizantina, mentre Franco Giuliano Rolando Campus ha guidato il pubblico alla scoperta del castello Malaspina, emblema della fase di incastellamento e simbolo identitario della città. A chiudere la serata, le note coinvolgenti del Quintetto Atlantico, guidato da Enzo Favata, che ha ricordato come proprio a Bosa, lungo il Temo, nacquero le musiche del celebre disco Atlantico (1999), diventato un cult e simbolo di un’epoca musicale capace di unire territori e suggestioni. Ha condotto la serata Ambra Pintore, presenza fissa del Festival, che accompagnerà anche le prossime tappe nel Sinis.

Il Festival dell’Archeologia prosegue questa sera, mercoledì 18 giugno, a Cabras, dove alle ore 20:30 il Museo Civico Giovanni Marongiu ospiterà una serata di grande respiro internazionale. Il pubblico avrà l’occasione di ascoltare i racconti delle mostre internazionali promosse dalla Fondazione Mont’e Prama, attraverso le voci di alcuni dei più importanti curatori europei: Carme Rovira Hortalà, del Museo Archeologico della Catalogna di Barcellona, Manfred Nawroth del Neues Museum di Berlino, Natalia Demina del Museo Ermitage di San Pietroburgo e Paolo Giulierini, già direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli. A coordinare e presentare gli interventi sarà Nicoletta Buffon, amministratore delegato di Villaggio Globale International.

Seguirà la presentazione delle mostre organizzate in Sardegna dalla Fondazione: Il ritorno dei Giganti, a cura di Anthony Muroni; Aristocrazie sarde ed etrusche nel mondo mediterraneo, a cura di Paolo Giulierini; la mostra su Tharros al Museo Diocesano Arborense di Oristano, con gli interventi di Silvia Oppo, Luca Cheri, Ilaria Orri, Nicoletta Camedda, Viviana Pinna e Maria Mureddu; e infine Sulle spalle dei Giganti. La Preistoria moderna di Costantino Nivola, a cura di Luca Cheri e Giorgio Murru. Conduce anche questa seconda serata Ambra Pintore, con un’introduzione musicale affidata alla raffinata sensibilità del duo composto da Federica Urracci e Alessio Sanna.

Seconda serata – 18.06.25 – Cabras, Museo Civico G. Marongiu

Il Viaggio dei Giganti prosegue tra dialogo internazionale e grandi mostre

Dopo l’emozionante apertura di Bosa, il Festival dell’Archeologia promosso dalla Fondazione Mont’e Prama ha fatto tappa a Cabras, trasformando lo spazio antistante il Museo Civico Giovanni Marongiu in un’agorà contemporanea, dove esperienze locali e prospettive internazionali si sono incontrate attorno al tema della valorizzazione del patrimonio archeologico. Due panel distinti, ma legati da un unico filo conduttore: raccontare il valore delle mostre come strumenti di relazione, scoperta e identità.

Ad aprire la serata, introdotta dalla consueta eleganza di Ambra Pintore, sono stati i saluti istituzionali del presidente della Fondazione Mont’e Prama, Anthony Muroni, e del sindaco di Cabras, Andrea Abis.

«Trovarci oggi qui – ha affermato Muroni – con due cantieri attivi, tre a Tharros, altri già conclusi e progetti internazionali in corso, ci ricorda quanta strada abbiamo fatto. Quattro anni fa, quando tutto è iniziato, non avremmo mai immaginato di raggiungere risultati così significativi in breve tempo. Oggi raccogliamo i frutti di un lavoro appassionato e condiviso, grazie alle istituzioni, agli enti e soprattutto al personale della Fondazione: un gruppo compatto e determinato che sta scrivendo una pagina nuova nella storia della valorizzazione del patrimonio culturale sardo».

«A Cabras – ha aggiunto Abis – il progetto di promozione del complesso statuario di Mont’e Prama è diventato un laboratorio permanente. È un percorso appassionante, costruito giorno dopo giorno, con persone che hanno dato il massimo nel proprio ruolo. Il motto “un viaggio lungo tremila anni” non è retorica, ma una realtà quotidiana: una comunità che lavora all’unisono, con l’ambizione di esaltare il patrimonio attraverso l’ambiente e l’ambiente attraverso i beni culturali».

Il primo incontro, moderato da Nicoletta Buffon, ha visto protagonisti i curatori internazionali delle mostre dedicate ai Giganti di Mont’e Prama. Un racconto corale, che ha seguito un percorso cronologico dal 2021 a oggi.

Manfred Nawroth, del Neues Museum di Berlino, ha ricordato come la mostra tedesca sia stata la prima tappa assoluta, inaugurata subito dopo la riapertura post-Covid. «Fu un momento speciale. La mostra ebbe un successo straordinario e ci rese consapevoli dell’enorme potenziale culturale dei Giganti».

Natalia Demina, del Museo Ermitage di San Pietroburgo, ha raccontato l’esperienza russa come una sfida emozionante: «Volevamo che il pubblico conoscesse una civiltà affascinante come quella nuragica, e l’abbiamo inserita in dialogo con altre culture dell’Eurasia antica. L’allestimento è stato pensato come metafora del lavoro dell’archeologo: piccoli frammenti che compongono una grande narrazione».

Paolo Giulierini, già direttore del Museo Archeologico Nazionale di Napoli, ha ricordato la forte carica emotiva della mostra partenopea: «Rendere pubblica l’emozione dell’apertura delle casse, con statue che emergevano davanti agli occhi dei visitatori, è stato un gesto potente. La mostra ha messo in dialogo scultura e fotografia come linguaggi artistici paritetici».

Infine, Carme Rovira Hortalà, del Museo d’Archeologia della Catalogna, ha raccontato la mostra di Barcellona, ancora in corso: «Volevamo assolutamente portare i Giganti da noi dopo averli visti a Napoli. La Ministra alla Cultura della Catalogna ha voluto visitare l’esposizione durante la Notte dei Musei: siamo stati uno dei soli due musei scelti in tutta la regione, e questo ha generato un’attenzione mediatica enorme». Il panel si è concluso con l’augurio che il viaggio dei Giganti continui ancora a lungo, toccando nuove tappe internazionali, ma anche rafforzando il legame profondo con la loro terra d’origine.

Nel secondo appuntamento, moderato da Ambra Pintore, si è tornati in Sardegna con le mostre ideate e curate dalla Fondazione. Anthony Muroni ha ribadito con forza uno degli obiettivi più sentiti dalla Fondazione e dal Comune di Cabras: «Entro la fine del 2025 vogliamo riportare a Cabras l’intero complesso statuario di Mont’e Prama. Non è solo un auspicio: ci sono atti concreti del Ministero che vanno in questa direzione. Siamo davvero vicini, manca solo un ultimo passaggio. E sarà una svolta straordinaria per il nostro Museo, per la comunità locale e per tutta la Sardegna».

Grande attenzione ha suscitato anche il racconto della mostra dedicata a Tharros, che sarà ospitata al Museo Diocesano Arborense di Oristano. È stato un intervento corale, con le voci di Silvia Oppo, Luca Cheri, Ilaria Orri, Nicoletta Camedda, Viviana Pinna e Maria Mureddu, che hanno delineato la visione di un progetto espositivo articolato e profondo. Come ha spiegato Ilaria Orri, «Tharros è spesso ricordata per la sua necropoli, ma l’intento della mostra sarà quello di esaltare anche l’insediamento nuragico, la monumentalizzazione punica e romana, fino alla Tharros cristiana. Un percorso che attraversa secoli di storia e dialoga con l’identità mediterranea».

Silvia Oppo ha messo in luce la dimensione relazionale del Museo Diocesano: «Dopo dieci anni di attività, continuiamo a operare attraverso l’ascolto, cercando di rispondere ai bisogni culturali della nostra comunità, interpretando il patrimonio in chiave contemporanea».

Luca Cheri, nuovo direttore del Museo Civico Giovanni Marongiu di Cabras, in merito all’esposizione dedicata a Tharros, ha sottolineato l’intenzione di creare un allestimento sobrio ma innovativo: «Vorremmo creare un’esperienza immersiva e sensoriale, con elementi archeologici e digitali a dialogare tra loro, in una mostra sostenibile e riutilizzabile, capace di viaggiare oltre la Sardegna».

Giorgio Murru, intervenendo sul progetto Sulle spalle dei Giganti, ha sottolineato il legame profondo tra Barumini, la visione scientifica di Giovanni Lilliu e l’arte contemporanea di Costantino Nivola: «In Lilliu c’è la scoperta e la consapevolezza di un’identità. In Nivola, la traduzione artistica di questa identità in un linguaggio che guarda al mondo. Con questa mostra si è voluto raccontare che la Preistoria sarda è ancora piena di futuro».

La serata è stata intervallata dall’esecuzione musicale di Federica Urracci & Alessio Sanna Acoustic Duo, che hanno offerto al pubblico un’atmosfera intima e raffinata.

Il Festival dell’Archeologia prosegue questa sera, giovedì 19 giugno, sempre a Cabras, con una serata dedicata a letteratura, archeologia e arte contemporanea. Alle ore 20:30, negli spazi del Museo Civico Giovanni Marongiu, si comincia con Isole nella storia.

Le radici della Sicilia nei romanzi storici di Francesco Grasso, con lo scrittore Francesco Grasso e l’archeologa Maria Emanuela Alberti. A seguire, un confronto su La Carta di Ustica e sulla collaborazione tra la Fondazione Mont’e Prama e la Fondazione Sebastiano Tusa, con Anthony Muroni, Valeria Li Vigni, Massimo Cultraro e Giorgio Murru. La serata si chiuderà con L’arte e il corpo. Toccare e non toccare, incontro con Roberta Scorranese (Fluido, Giunti) e Claudio Pescio (Paradisi Proibiti, Giunti), per una riflessione sul corpo tra arte, etica e narrazione. Conduce Ambra Pintore, mentre l’introduzione e gli intermezzi musicali sono affidati alla cantautrice cagliaritana Chiara Effe.

 

Terza serata – 19.06.25 – Cabras, Museo Civico G. Marongiu

Tra isole, memoria e corpi nell’arte: Cabras al centro del Mediterraneo culturale

Dalla Sicilia di Archimede e Ustica alla Sardegna del Sinis, passando per il corpo nell’arte e nella storia. Il Festival dell’Archeologia promosso dalla Fondazione Mont’e Prama ha vissuto ieri a Cabras una delle sue serate più intense e variegate, grazie a un programma articolato che ha spaziato tra letteratura, storia, geopolitica e arte.

La serata, presentata e condotta da Ambra Pintore, si è aperta con una riflessione sulla potenza evocativa della letteratura storica, capace di restituire voce e memoria ai popoli del mare. Nel primo intervento, Francesco Grasso, autore di romanzi storici ambientati nella Magna Grecia e nella Sicilia del Novecento, ha accompagnato il pubblico in un viaggio appassionante: da Siracusa ai tempi di Archimede, durante l’assedio romano del III secolo a.C., fino a Messina nel 1908, tra le macerie del terremoto e l’inquietante intreccio tra storia e mistero. A dialogare con lui Maria Emanuela Alberti, archeologa, docente e studiosa dei rapporti culturali tra isole mediterranee, che ha ricordato come gli scambi e le relazioni tra Sardegna, Sicilia, Creta e Cipro risalgano a millenni fa, in un Mediterraneo dove «sono passati tutti». I due ospiti hanno restituito un’immagine dinamica e potente dell’insularità: approdo e crocevia, laboratorio di storie e identità in continua trasformazione.

Il secondo incontro della serata è stato dedicato alla Carta di Ustica, un protocollo di collaborazione tra la Fondazione Mont’e Prama e la Fondazione Sebastiano Tusa, che guarda al Mediterraneo come rete viva di comunità, memorie e patrimoni condivisi. Valeria Li Vigni, presidente della Fondazione Tusa, ha raccontato come l’esperienza di Ustica abbia stimolato la partecipazione dal basso, grazie a progetti che uniscono nuove tecnologie, ricerca archeologica e coinvolgimento attivo della popolazione: «Lavoriamo su obiettivi comuni: valorizzare i beni culturali mettendo al centro le persone. Ustica ha risposto con entusiasmo e il sodalizio con la Fondazione Mont’e Prama sta aprendo nuove prospettive». Anthony Muroni, presidente della Fondazione Mont’e Prama, ha proposto una riflessione sull’attualità: «Nel Mediterraneo, da almeno vent’anni, si stanno ridefinendo equilibri politici, sociali e culturali. In questo scenario mutevole, il nostro ruolo è innovare i linguaggi, rafforzare i legami tra territori e promuovere una cultura partecipata. Le comunità devono essere protagoniste della valorizzazione del loro patrimonio, sentendosi parte attiva di un progetto collettivo. Stiamo lavorando alla costituzione di un Centro Studi del Mediterraneo a Cabras, per fare della cultura uno strumento di comprensione reciproca e di crescita condivisa».

Roberto Filloramo, della Fondazione Tusa, ha ribadito come la comunità usticese stia dimostrando grande interesse per il lavoro della Fondazione Tusa: «C’è una forte volontà di custodire e raccontare il proprio patrimonio. La Carta di Ustica è un impegno a non disperdere questa eredità». Giorgio Murru, ha invece evidenziato le somiglianze tra Ustica e Cabras: «Anche il Sinis è un’isola nell’isola. Le esigenze delle due comunità sono simili: coinvolgere chi vive e lavora sul territorio è fondamentale, come stiamo facendo con le cooperative dei pescatori di entrambe le realtà. Non esiste valorizzazione senza partecipazione». Massimo Cultraro ha concluso il panel con un doppio sguardo: «Ustica è legata alla Sardegna sin dal Neolitico, con le testimonianze ritrovate della cultura di Ozieri. Ma c’è anche una connessione più recente: quella del confino politico, che vide protagonisti molti sardi, tra cui Antonio Gramsci. Queste storie comuni meritano di essere ricordate».

A chiudere la serata, l’incontro “L’arte e il corpo. Toccare e non toccare” ha catturato l’attenzione e l’emozione del pubblico, grazie ai contributi di Roberta Scorranese e Claudio Pescio. Scorranese ha esplorato la rappresentazione del corpo umano nell’arte e nella cultura, sottolineando come «il corpo è sempre stato qualcosa di instabile, ambiguo, mutevole. Da Ermafrodito a San Sebastiano, da Michelangelo a Caravaggio, passando per David Bowie e fino ai giorni nostri, l’arte ha raccontato una fluidità che sfugge alle classificazioni rigide». Pescio, con un viaggio attraverso opere che parlano di eccessi, libertà e trasgressione, ha mostrato come «ciò che nell’arte rimane ai margini spesso è ciò che ci racconta di più sulla libertà e sul desiderio di rompere gli schemi».

Il pubblico ha risposto con grande attenzione e interesse all’appuntamento, intervallato dal commento musicale a cura di Chiara Effe.

La quarta edizione del Festival dell’Archeologia si conclude questa sera, venerdì 20 giugno, a partire dalle ore 20:30 al Museo Civico Giovanni Marongiu di Cabras, con una serie di appuntamenti dedicati alla ricerca scientifica e agli orizzonti del Mediterraneo antico, attraverso lo sguardo di archeologi, studiosi e istituzioni impegnati nella valorizzazione del territorio e delle sue connessioni storiche con le grandi civiltà del passato.

La serata si aprirà con un approfondimento dedicato alle relazioni tra la Sardegna nuragica, l’Egeo e il Mediterraneo orientale, con gli interventi di Massimo Cultraro, Raimondo Zucca, Carlo Tronchetti e Anna Paola Delogu. A seguire, si entrerà nel cuore del territorio con un focus sulle prospezioni archeologiche nella laguna di Cabras, presentate da Rita Auriemma, Piergiorgio Spanu e Maria Mureddu. Spazio poi alla presentazione delle recenti indagini nel nuraghe Cannevadosu di Cabras, a cura di Raimondo Zucca, Nicoletta Camedda e Maura Vargiu, prima di concludere con due contributi accademici: uno sulla vita quotidiana a Tharros, a cura di Anna Chiara Fariselli dell’Università di Bologna, e uno sulla relazione tra città e paesaggio costiero, affidato a Carla Del Vais dell’Università di Cagliari. A condurre la serata sarà Ambra Pintore, con l’accompagnamento musicale – in apertura e nei momenti di intervallo – di Ilaria Porceddu ed Emanuele Contis.

 


Serata conclusiva – 21.06.25 – Cabras, Museo Civico G. Marongiu

 Il Festival Internazionale dell’Archeologia chiude i battenti con uno straordinario successo di pubblico

Il Festival Internazionale dell’Archeologia, promosso dalla Fondazione Mont’e Prama, ha chiuso il sipario nella cornice del Museo Civico G. Marongiu di Cabras, con una serata capace di evocare secoli di storia mediterranea, dall’antica Sardegna fino all’Egeo. Tra sussurri di culture lontane, indagini subacquee e scoperte tra nuraghi e siti costieri, il programma ha unito rigore scientifico e suggestioni emozionali, in un percorso che ha condotto gli spettatori, sempre numerosi anche in questa edizione, a esplorare connessioni, paesaggi e dimensioni sacre. Una celebrazione del patrimonio archeologico della penisola del Sinis e della Sardegna nuragica, narrata dalle voci dei suoi protagonisti, intensamente immersa nel presente dell’isola.

Soddisfatto il presidente della Fondazione Mont’e Prama, Anthony Muroni: “Festeggiamo il successo di un festival capace di attirare intorno al tema dell’archeologia un numero crescente di appassionati, con una platea che serata dopo serata si è ampliata in modo incredibile. È il successo di un metodo, quello del lavorare insieme, del coinvolgimento di una comunità che interagisce ed è protagonista insieme alle istituzioni e agli enti di ricerca. Abbiamo creato una rete di soggetti che lavora all’unisono per raggiungere il medesimo risultato, questo è forse l’aspetto più appagante di un percorso che la Fondazione ha intrapreso qualche anno fa. I risultati sono straordinari e incoraggianti, ma siamo solo all’inizio di un lungo percorso”.

La prima parte dell’incontro ha approfondito i contatti tra la Sardegna nuragica, l’Egeo e il Mediterraneo orientale, con gli interventi di Massimo Cultraro, Raimondo Zucca, Carlo Tronchetti e Anna Paola Delogu, che hanno ricostruito un quadro aggiornato degli scambi culturali e commerciali dell’isola in età protostorica. A seguire, Rita Auriemma, Piergiorgio Spanu e Maria Mureddu hanno illustrato i risultati delle prospezioni archeologiche nella laguna di Cabras, mentre Raimondo Zucca, Nicoletta Camedda e Maura Vargiu hanno presentato le indagini condotte nel nuraghe Cannevadosu, restituendo nuovi elementi sull’organizzazione sociale e insediativa del territorio. Gli scavi inizieranno dopo l’estate. Per la Fondazione Mont’e Prama la nuova campagna rappresenta un ulteriore tassello nella politica di valorizzazione del vasto patrimonio archeologico del Sinis.

Infine, il contributo di Carla Del Vais che ha tracciato una panoramica sulle ricerche dell’Università di Cagliari dedicate all’evoluzione del paesaggio urbano e costiero nella penisola del Sinis con un focus sulle ultime attività di studio, ricerca e scavo nella città di Tharros.

A condurre la serata è stata Ambra Pintore, mentre l’introduzione e l’intervallo musicale sono stati curati da Ilaria Porceddu ed Emanuele Contis.

Il Festival internazionale dell’Archeologia avrà un’appendice con il doppio concerto “Morricone dirige Morricone” in programma il 28 e 29 giugno nell’antica città di Tharros, uno degli appuntamenti più attesi di tutta la stagione di festival estivi promossa dalla Fondazione Mont’e Prama. Andrea Morricone dirigerà l’orchestra Roma Sinfonietta, rendendo omaggio alle leggendarie colonne sonore del padre, Ennio Morricone. Uno spettacolo reso ancora più emozionante dalla partecipazione del Coro G.P. da Palestrina di Cabras.

Intanto oggi a Cabras prende avvio, con un’anteprima di altissimo livello, la quarta edizione del Festival Letterario dell’Archeologia. L’appuntamento è alle ore 20:30, presso il Museo civico G. Marongiu: protagonisti della serata Paolo Mieli, autore di Fiamme dal passato. Dalle braci del Novecento alle guerre di oggi (Rizzoli), e Massimo Franco, con il suo Secretum. Papi, guerre, spie: i misteri dell’Archivio Vaticano svelati dal prefetto che lo guida da un quarto di secolo (Solferino). Sarà Gaia Tortora a moderare la conversazione, con la partecipazione di Anthony Muroni, per un talk intitolato “Giornalismo, la storia del presente”.

Dal 8 all’11 luglio, invece, il cuore del Festival si sposta nella suggestiva Peschiera di Mar’e Pontis, dove ogni giorno si alterneranno presentazioni, dialoghi e performance, il tutto immerso in una cornice archeologica unica. Un programma ricchissimo quello messo in campo dalla Fondazione Mont’e Prama, un cartellone di grande rilievo che invita protagonisti e pubblico a percorrere il filo tra passato e futuro attraverso parole, storie, laboratori e spettacoli.

Non mancheranno le attività collaterali pensate per coinvolgere famiglie e bambini: il 9 luglio ci sarà un’Escape Room archeologica-letteraria e una caccia al tesoro a cura di Lost Room, ideali per le famiglie. Il 10 e l’11 luglio spazio ai più piccoli (5–11 anni) con laboratori di lettura teatralizzata condotti dall’Accademia d’Arte di Cagliari, con Andrea Fulgheri e Laura Fortuna. Accanto a loro, un’area bimbi dedicata ai giochi e alle attività ricreative, e uno spazio a cura di Legambiente per sensibilizzare sull’ecosostenibilità.

Durante tutto il Festival, sarà possibile partecipare a visite guidate gratuite al sito di Mont’e Prama, ogni giorno con tre turni la mattina (9:15, 10:30, 11:45) e tre il pomeriggio (16:00, 17:15, 18:30): la prenotazione è obbligatoria al numero +39 379 170 0454.

Il Festival si chiude con due serate “OFF”, intime e suggestive, nella cornice di San Giovanni di Sinis, sempre a Cabras, alle 20:30:

  • 29 luglio: un reading-spettacolo con musica dal vivo, tratto da Piccolo trattato di ossessioni di Laura Fortuna, con la partecipazione di Ivana Busu.
  • 30 luglio: reading dal titolo Erano gli anni, scritto e portato in scena da Daniele Congiu, insieme a Michela Atzeni.

ArcheoBeer Fest

I edizione – 13-14-15 giugno 2025 – Cabras, San Salvatore di Sinis

ArcheoBeer, il Sinis brinda a cultura, birra e bellezza

È stato un vero brindisi collettivo quello che, dal 13 al 15 giugno, ha animato San Salvatore di Sinis: un pubblico caloroso ha accolto con entusiasmo la prima edizione dell’ArcheoBeer Fest, che ha saputo coniugare archeologia, musica, birra artigianale e spirito di comunità.

Organizzato dalla Fondazione Mont’e Prama, l’evento ha rappresentato un felice esperimento capace di intrecciare scienza e convivialità, con un programma ricco di conferenze, degustazioni guidate, incontri divulgativi e musica dal vivo. Tre giornate in cui il villaggio di San Salvatore si è trasformato in un palcoscenico unico per raccontare il legame millenario tra birra, storia e territorio.

Ampio spazio è stato dedicato ai birrifici artigianali sardi e alla cucina locale, e grande successo ha riscosso l’installazione “Museum of the Moon” dell’artista britannico Luke Jerram, che ha incantato i visitatori con la sua luna monumentale sospesa nel cuore del villaggio.

«Siamo soddisfatti di come scienza, cultura e convivialità siano state protagoniste a San Salvatore nel fine settimana. La prima edizione dell’ArcheoBeer Fest si è chiusa con un bilancio positivo, registrando ottimi riscontri in termini di partecipazione – esordisce Anthony Muroni, Presidente della Fondazione Mont’e Prama –. Il Festival ha sperimentato un format capace di coniugare contenuti culturali, grazie a conferenze partecipate e seguite con interesse, con momenti di festa e aggregazione pensati per un pubblico ampio, dalle famiglie agli appassionati di musica. Siamo felici – prosegue Muroni – di aver raggiunto l’obiettivo che ci eravamo prefissati: realizzare una bella festa all’insegna di archeologia e convivialità, nel massimo rispetto dello straordinario luogo che ci ha ospitato: il villaggio di San Salvatore. Un clima di festa ha accompagnato tutte le giornate dell’evento, contribuendo a rafforzare l’idea di un appuntamento accessibile, inclusivo e sostenibile in cui si è creato anche il giusto spazio per la promozione delle birre locali».

Il riscontro positivo di questa prima edizione consolida la visione della Fondazione Mont’e Prama nel valorizzare il patrimonio culturale attraverso linguaggi contemporanei e modalità innovative, e pone già le basi per l’edizione 2026.

«Questo risultato conferma, ancora una volta, le potenzialità di San Salvatore come polo attrattivo – conclude Muroni – e apre la strada a nuove idee e prospettive per l’edizione 2026».

L’ArcheoBeer Festival ha rappresentato il primo appuntamento di una stagione culturale estiva che si preannuncia intensa: «Martedì saremo a Bosa per l’evento inaugurale del Festival dell’Archeologia – annuncia Muroni – che poi proseguirà con tre serate a Cabras e Tharros, a cui seguiranno il Festival Letterario, l’Archeofilm e i grandi concerti sempre a Tharros».

Festival Letterario dell’Archeologia

Anterprima – 21.06.2025 – Cabras, Museo Civico G. Marongiu

 Oltre 300 appassionati per l’anteprima del Festival Letterario dell’Archeologia: Paolo Mieli e Massimo Franco protagonisti del talk “Giornalismo. La storia del presente” in un dialogo con Gaia Tortora e Anthony Muroni

Una serata intensa e partecipata ha animato gli spazi verdi del Museo Civico G. Marongiu a Cabras, con un talk di grande spessore dal titolo “Giornalismo. La storia del presente”, anteprima del Festival Letterario dell’Archeologia promosso dalla Fondazione Mont’e Prama nell’ambito di un programma estivo ricco di eventi. Di fronte a un pubblico di oltre 300 persone, i giornalisti Paolo Mieli e Massimo Franco hanno dialogato con Gaia Tortora e Anthony Muroni, offrendo una riflessione stimolante sulle sfide dell’informazione contemporanea.

La stretta attualità della politica nazionale e internazionale si è intrecciata, inevitabilmente, attraverso le esperienze e i punti di vista dei protagonisti, con le grandi vicende che hanno segnato la storia dell’Europa e dell’Italia, dalla fine della seconda guerra mondiale con il crollo della Germania nazista e la nascita dei blocchi contrapposti in un mondo caratterizzato dalla guerra fredda alle grandi vicende di casa nostra: Mani Pulite, il caso Craxi con l’esilio ad Hammamet, l’avvento di Berlusconi e il suo declino, i contrastati rapporti tra politica e magistratura, fino ai giorni nostri con due donne che, per la prima volta nella storia d’Italia, animano il panorama politico nazionale: la premier Giorgia Meloni e la leader dell’opposizione Elly Schlein.

Il dibattito ha toccato il cuore del mestiere giornalistico: rigore scientifico, indipendenza, verifica puntuale delle fonti e, soprattutto, la disponibilità a mettere in discussione ogni certezza per contrastare la disinformazione. È emerso come la professione di cronista richieda un equilibrio quotidiano tra memoria e attualità, tra l’esercizio del dubbio e il rispetto della verità storica. Nel corso della serata, i due volumi presentati dagli autori hanno arricchito questi ragionamenti.

In Fiamme dal passato. Dalle braci del Novecento alle guerre di oggi (Rizzoli), Mieli esplora i fili invisibili che collegano i totalitarismi del Novecento – nazismo, fascismo, comunismo – alle guerre attuali, da Kiev a Gaza. Con uno stile che definisce “in presa diretta”, il libro invita a confrontarsi con le eredità oscure della storia, dando conto delle dinamiche che ancora oggi infiammano i conflitti.

Parallelamente, Il fantasma di Hammamet di Massimo Franco riprende in mano gli sviluppi e gli scontri politico-giudiziari legati alla parabola di Bettino Craxi. Rileggere la latitanza tunisina e la dissoluzione del PSI significa porre di nuovo al centro la relazione tra politica e magistratura, in un’Italia dove le ombre del passato restano vive. La nuova edizione amplia il ritratto di un leader controverso e mette in luce come la storia politica italiana continui a interrogarsi su sé stessa.

Ne è nato un quadro unitario: la memoria storica come strumento di chiarezza sul presente, e il giornalismo come vocazione a informare con onestà, anche quando ci si confronta con narrazioni complesse o scomode. Ritornano così concetti fondamentali: il dovere del cronista di rifuggire la partigianeria ideologica e offrire al lettore gli strumenti per orientarsi nel mare spesso insidioso dell’informazione. Il buon giornalismo, pur con le sue imperfezioni, resta un punto di riferimento indispensabile per orientarsi nel mare di notizie false che affollano i social e avvelenano il dibattito pubblico. In un Paese in cui sempre più cittadini scelgono di non partecipare alla vita politica e sociale – come dimostra il crescente astensionismo e il numero preoccupante di persone che disertano le urne – un’informazione credibile e responsabile è uno degli ultimi argini contro la disgregazione democratica.

L’anteprima conferma così la vocazione del Festival Letterario dell’Archeologia: un luogo dove le parole, le storie e le memorie si incontrano per dare senso e profondità al nostro tempo.

Prima serata – 08.07.25 – Cabras, Peschiera Pontis

Storia, Politica e Giornalismo inaugurano il Festival Letterario alla Peschiera di Cabras

Il maestrale ha portato sollievo nella prima serata del Festival Letterario dell’Archeologia, regalando un respiro limpido al pubblico accorso numeroso nella nuova cornice scelta dalla Fondazione Mont’e Prama per questa quarta edizione: la Peschiera di Mar’e Pontis a Cabras. Un luogo inedito, immerso nella storia, che ha accolto parole, pensieri, musica e riflessioni in un appuntamento denso di voci e memorie.

A inaugurare la serata, condotta da Laura Fois, il Collettivo Giulia Giornaliste con la presentazione del volume autoprodotto La verità. Simona Scioni, Daniela Pinna e Susi Ronchi hanno portato sul palco un messaggio forte e chiaro: «Dobbiamo tornare ad ancorarci alla verità sostanziale dei fatti, in un’epoca che sembra smarrirne il senso», ha detto Ronchi. «Scardinare abitudini e stereotipi, a cominciare dal linguaggio», ha aggiunto Scioni, con una riflessione lucida sull’epoca della post-verità e sul ruolo del giornalismo.

Poi il racconto personale, intimo e politico di Stefania Craxi, che ha presentato All’ombra della storia (Piemme), un memoir che attraversa decenni di storia italiana: «La politica nella mia famiglia è sempre stata una presenza costante. Anche i compleanni o le domeniche erano occasioni di confronto politico. Mio padre mi ha insegnato la libertà, e a tenere lo sguardo lungo».

Miguel Gotor, intervistato da Emiliano Deiana, ha portato il pubblico, con un intervento rigoroso, negli anni raccontati nel suo Generazione Settanta (Einaudi): il decennio più lungo del Novecento, tra speranze e tensioni, protagonismo giovanile e conflitti irrisolti, sogni collettivi e inquietudini che ancora oggi parlano all’attualità.

In chiusura, Aldo Cazzullo ha presentato Craxi. L’ultimo vero politico (Rizzoli), in dialogo con il presidente della Fondazione Mont’e Prama, Anthony Muroni. «Cabras è la città di Michela Murgia – ha detto Cazzullo – ed essere qui, oggi, ha un significato speciale. La sua intervista al Corriere è stata tra le più lette di sempre, e la sua idea di Sardegna, severa e alta, ci accompagna ancora». Cazzullo ha tratteggiato un ritratto lucido e documentato di Bettino Craxi, venticinque anni dopo la sua morte: «L’ultimo statista dotato di visione, capace di grandezza, ma anche oggetto di un attacco feroce». Muroni ha sottolineato il senso profondo dell’iniziativa: «Raccontare avvenimenti è il nostro mestiere. Come cronisti abbiamo il privilegio di confrontarci quotidianamente con il contemporaneo, contribuendo a farlo diventare un po’ storia».

A chiudere la serata, la musica: l’energia corale dei Tenores di Neoneli e l’intensità dell’Orchestra Popolare Sarda, con il progetto musicale Omines Ammentos, ha regalato un finale potente, costruito sulla memoria e sulle radici sonore dell’Isola.

Seconda serata – 09.07.25 – Cabras, Peschiera Pontis

L’eredità di Sergio Atzeni protagonista della seconda serata del Festival Letterario dell’Archeologia

Una serata dedicata alla memoria viva di Sergio Atzeni, alla sua eredità letteraria e alla forza della narrativa contemporanea sarda. È stato questo il cuore della seconda giornata del Festival Letterario dell’Archeologia, andata in scena ieri alla Peschiera di Mar’e Pontis, tra laguna e vento di maestrale. Dopo l’apertura dedicata alla politica e alla memoria civile, il nuovo appuntamento della rassegna organizzata dalla Fondazione Mont’e Prama ha riunito scrittrici e scrittori isolani in un dialogo appassionato sull’attualità di Atzeni e sulla letteratura sarda oggi.

A condurre la serata è stato Andrea Frailis, che ha aperto ricordando come «Atzeni, oggi noto per i suoi romanzi, le sue poesie, le traduzioni e il giornalismo, rappresenti un vero spartiacque nel panorama letterario sardo: esiste un prima e un dopo Sergio Atzeni». Ha quindi introdotto il talk “L’eredità viva di Sergio Atzeni” con Rossana Copez, che ha condiviso un ritratto personale dell’autore, ricordandolo prima ancora che diventasse “il Sergio” conosciuto da tutti. «La sua eredità – ha affermato Copez – non è qualcosa di fermo, ma un’eredità in movimento: offre scenari sempre nuovi per continuare a rappresentare la realtà, la tradizione e la mitologia sarda attraverso linguaggi diversi».

Il confronto ha visto protagonisti Giovanni Follesa, Francesca Spanu, Massimo Granchi, Ilenia Zedda, Cristina Caboni e Giampaolo Cassitta, autori e autrici che, partendo dai propri lavori, hanno riflettuto sul modo in cui Atzeni ha influenzato la loro scrittura. Follesa ha ricordato l’impatto di Atzeni sui suoi studi universitari: «Fu inserito tra i grandi della letteratura italiana, oltrepassando gli argini della letteratura sarda e innovando lo stile». Spanu ha evidenziato come Atzeni abbia reso il romanzo accessibile a tutte e tutti, «rompendo gli schemi e rendendo il linguaggio una porta aperta». Granchi lo ha definito una “Nouvelle Vague”, in grado di superare la visione classica della letteratura isolana e di restituire centralità alla città e alle sue periferie, agli ultimi e ai semplici. Per Zedda, «è forse l’unico autore sardo che riesce a parlare ai millennial con uno sguardo davvero nuovo». Cristina Caboni ha sottolineato come Passavamo sulla terra leggeri offra «un monito, uno spunto per una nuova coscienza ambientale». Cassitta ha raccontato di aver scoperto Atzeni grazie ai detenuti dell’Asinara: «In Bellas Mariposas ho riconosciuto un mondo che nessuno aveva mai raccontato in quel modo».

La seconda parte della serata è stata dedicata a una produzione originale: un reading teatrale con Tullio Solenghi ed Elena Pau, sulle musiche del maestro Alessandro Nidi, con testi tratti da Passavamo sulla terra leggeri e da alcune poesie di Versus, adattati da Rossana Copez. Lo spettacolo, molto coinvolgente e applaudito, ha saputo emozionare il pubblico grazie all’intensità della narrazione e alla qualità della proposta artistica, capace di restituire tutta la profondità del pensiero e della scrittura di Atzeni.

Terza serata – 10.07.25 – Cabras, Peschiera Pontis

La vita in tutte le sue forme: emozioni, sorrisi e musica nella terza serata del Festival

Dalla poesia del mare alle risate amare della vita, passando per la forza del racconto e l’intimità del ricordo. Si è svolta ieri la terza serata del Festival Letterario dell’Archeologia, organizzato dalla Fondazione Mont’e Prama nella cornice della Peschiera di Mar’e Pontis. Un appuntamento dedicato al tema della vita in tutte le sue sfumature, tra musica, testimonianze, ironia e introspezione.

A introdurre gli incontri in cartellone è stata Virginia Saba, giornalista e scrittrice, che ha anticipato il filo conduttore degli incontri: «Questa sera parleremo di vita intensa». In apertura, come prima voce della serata, Franca Masu, una delle interpreti più raffinate della scena musicale isolana. La cantante algherese, accompagnata da Luca Falomi alla chitarra e Salvatore Maiore al violoncello, ha presentato lo spettacolo musicale “Amor i Mar”, un viaggio tra il canto e la poesia, sospeso tra le onde del mare e le parole, con un omaggio alla grande poetessa argentina Alfonsina Storni. Una performance emozionante, che ha saputo intrecciare suoni, immagini e sensibilità mediterranee.

Lo spazio letterario si è aperto con Anna Cherubini e Giada Di Berardino, autrici di Frollino, il mio bambino magico (Mondadori), un libro intimo e delicato, dedicato alla disabilità e alla forza dell’amore materno. Un racconto che ha emozionato il pubblico, affrontando con dolcezza e coraggio una tematica ancora poco esplorata.

A seguire, Alessandro Bencivenni, tra i più noti sceneggiatori italiani, ha dialogato con Andrea Fulgheri sul romanzo Quei giorni in Provenza (Linea Edizioni), scritto insieme alla moglie Patrizia Busacca, scomparsa alcuni anni fa. «È una storia comica e drammatica – ha detto l’autore – come la vita stessa. Il mio obiettivo era commuovere e far sorridere, perché è questo che fa la commedia italiana: unire dramma e leggerezza, dolore e amore, riflessione e sorriso».

La serata è proseguita con il linguaggio tagliente e satirico di Federico Palmaroli, noto al grande pubblico come l’autore delle celebri vignette di Le più belle frasi di Osho. Presentando Nun fate caso ar disordine (Rizzoli), ha divertito e fatto riflettere con il suo sguardo ironico e irriverente sull’attualità e sui vizi italiani e internazionali. L’umorismo, ha ricordato, «è una chiave d’accesso potente per entrare nelle contraddizioni della società».

A chiudere la serata, Alberto Matano, volto del servizio pubblico e autore di Vitamia (Mondadori), che ha dialogato con Giovanni Follesa in un incontro intimo e sincero. Il giornalista e conduttore ha raccontato la sua esperienza personale e professionale, tra ricordi familiari, momenti difficili e la consapevolezza del ruolo che ha oggi l’informazione nel tessuto sociale. Un racconto di sé stesso che è anche uno sguardo sull’Italia e sul nostro tempo.

Serata conclusiva – 11.07.25 – Cabras, Peschiera Pontis

L’ultima giornata si conclude con un omaggio alla natura e il suono delle launeddas

Si è chiusa nella cornice della Peschiera Mar’e Pontis, l’edizione 2025 del Festival Letterario dell’Archeologia, promosso dalla Fondazione Mont’e Prama. L’ultima giornata si è aperta, nel primissimo pomeriggio, con un toccante omaggio a Helmar Schenk, naturalista e ambientalista tedesco che ha dedicato la sua vita alla tutela del patrimonio naturale della Sardegna. L’incontro ha contribuito a ricostruire il profilo umano e professionale di Schenk, punto di riferimento per la cultura ecologista dell’isola.

La serata ha lasciato spazio alla narrativa contemporanea, con tre momenti letterari di grande intensità. Nei suoi saluti iniziali, il presidente della Fondazione Mont’e Prama, Anthony Muroni, ha reso omaggio, di fronte a un pubblico numeroso, alla figura di Goffredo Fofi, uno dei più grandi intellettuali italiani, scomparso proprio nella giornata di ieri all’età di 88 anni: “Oggi è una giornata triste per la cultura italiana, è morto un grande intellettuale. Per la letteratura della Sardegna è stato importantissimo, ha dato la forza di proporre figure come Giulio Angioni e Sergio Atzeni, ad esempio, su palcoscenici nazionali e internazionali. Un uomo complesso e completo, – ha concluso il presidente – che spaziava dalla critica letteraria a quella cinematografica e che ha avuto la generosità di mettere a disposizione degli altri la propria vivacità intellettuale, anche in anche in modo polemico, mai banale, lasciando sempre il segno”.

Il direttore artistico del Festival, Giovanni Follesa, ha espresso apprezzamento per il successo di un Festival che si conferma un appuntamento di primo piano nel panorama culturale regionale e nazionale. Una rassegna capace senza dubbio di intrecciare saperi antichi e sensibilità contemporanee, valorizzando il territorio attraverso la parola, la memoria e l’incontro tra discipline.

Ha aperto Piergiorgio Pulixi con La donna nel pozzo (Feltrinelli), un romanzo ispirato al caso di Gisella Orrù, la ragazza brutalmente uccisa a Carbonia nel 1989, che intreccia thriller, noir e riflessione sul potere della scrittura.  L’autore ha dialogato con Francesca Spanu, approfondendo i temi della colpa, dell’identità e dei segreti sepolti nel quotidiano, partendo dal personaggio di Cristina Mandas, una donna dalla vita apparentemente ordinaria che nasconde un passato oscuro legato a un misterioso delitto sardo. L’indagine, condotta da due personaggi particolari, Lorenzo Roccaforte e Ermes Calvino, porta alla luce segreti e dinamiche sociali complesse.

È seguito l’intervento di Angelo Mellone, autore di Nelle migliori famiglie (Mondadori), in conversazione con la giornalista Virginia Saba. Al centro, il racconto intimo e drammatico di una famiglia travolta da un lutto e costretta a fare i conti con le proprie fragilità in una lunga notte di Natale. Un romanzo che riflette sul legame tra affetti e aspirazioni personali, ambientato tra le vette di Cortina e le contraddizioni della Roma contemporanea.

Gran finale con il reading di Francesco Piccolo, tratto dal suo ultimo libro Son qui: m’ammazzi (Einaudi), riflessione critica e personale sull’immaginario maschile nella letteratura italiana. Un saggio che ha acceso il dibattito tra pubblico e critica, offrendo un’analisi acuta e ironica sui modelli di mascolinità forgiati dai grandi classici, da I promessi sposi al Gattopardo. Nella serata di Cabras, l’autore e sceneggiatore, tra i più apprezzati di Cabras, si è soffermato sulla figura di Zeno Cosini, protagonista del capolavoro La coscienza di Zeno di Italo Svevo, un racconto ironico e feroce su un uomo in conflitto con sé stesso e con il mondo. Il reading ha esplorato i temi della psiche umana, dell’inettitudine, del rapporto con il vizio dell’amore, attraverso l’autoanalisi di Zeno.

A chiudere la serata, le note senza tempo delle launeddas del Sinis, che hanno salutato il pubblico del festival con un concerto evocativo, in equilibrio tra tradizione e sperimentazione

Sardegna Archeofilm Festival

Prima serata – 02.07.2025 – Area Archeologica di Mont’e Prama

 A Mont’e Prama si intrecciano Archeologia, Cinema e Storie dal mondo

La potenza evocativa dell’archeologia incontra la forza narrativa del linguaggio cinematografico. È questo l’orizzonte che ha aperto la prima serata del Sardegna Archeofilm Festival 2025, organizzato dalla Fondazione Mont’e Prama in collaborazione con Firenze Archeofilm, Archeologia Viva e Giunti Editore, all’interno dell’area archeologica che ha restituito al mondo i celebri Giganti di pietra.

A dare il via alla rassegna, Giulia Pruneti, per Archeologia Viva, e Tore Cubeddu, curatore e voce del festival. «Questa terza edizione del Sardegna Archeofilm Festival – ha dichiarato Pruneti – allestita all’interno dell’area archeologica di Mont’e Prama, ha un valore culturale straordinario. La location del rinvenimento dei famosi Giganti rende la manifestazione ancora più suggestiva, portandoci indietro nel tempo e nello spazio». Cubeddu ha sottolineato la portata e il valore dell’iniziativa:
«L’Archeofilm Festival è una grandissima opportunità per vedere sia il cinema di finzione che il documentario raccontare in modo differente il patrimonio storico-archeologico sardo, italiano e internazionale. È un’occasione per confrontarsi con le grandi storie del passato e per rivedere, con occhi nuovi, i nostri luoghi della cultura. Credo che questo sia il regalo più grande che ci fa questo progetto».

Nel suo saluto di apertura, il presidente della Fondazione Mont’e Prama, Anthony Muroni ha ribadito l’importanza della settima arte come strumento di valorizzazione: «Abbiamo scelto di celebrare il cinema proprio qui, in un sito che parla di archeologia e identità. Il Sardegna Archeofilm Festival ci consente di inserirci in un circuito internazionale virtuoso. Le arti, oggi più che mai, possono aiutarci a raccontare e a rendere accessibili i nostri luoghi della cultura».

La prima serata si è aperta con la proiezione in concorso del documentario “Il volto di Alessandro. Il restauro del Mosaico di Alessandro e Dario”, diretto da Vanni Gandolfo, presente all’incontro. Il film ha raccontato il lungo e complesso lavoro sul celebre mosaico pompeiano custodito al Museo Archeologico Nazionale di Napoli, con un focus particolare sulla ricostruzione del volto di Alessandro Magno e sull’utilizzo di tecnologie innovative e intelligenza artificiale.

A seguire, l’etruscologo Paolo Giulierini, già direttore del MANN, ha guidato il pubblico in una riflessione dal titolo “Il Mito nella Storia del Cinema: dall’epica classica ai blockbuster”, introdotto da Tore Cubeddu e Giulia Pruneti. Un intervento che ha sottolineato come il cinema possa diventare una forma di tutela e valorizzazione efficace, alla pari delle tradizionali forme di confronto accademico, se capace di restituire con efficacia le grandi narrazioni del passato.

La serata si è conclusa con la proiezione del film in concorso “Maasai Eunoto”, diretto da Kire Godal, un documentario girato in Kenya che racconta, attraverso le voci dei protagonisti, il rito di passaggio con cui i giovani Masai vengono accolti tra gli anziani della comunità. Una testimonianza che intreccia tradizione orale, spiritualità e identità collettiva.

Seconda serata – 03.07.2025 – Area Archeologica di Mont’e Prama

I film di animazione conquistano il pubblico di Mont’e Prama 

Un appuntamento interamente dedicato all’animazione, alla sua forza narrativa e al suo legame profondo con la cultura del territorio. La seconda serata del Sardegna Archeofilm Festival 2025, organizzato dalla Fondazione Mont’e Prama in collaborazione con Firenze Archeofilm, Archeologia Viva e Giunti Editore, ha messo in dialogo identità, natura, memoria e nuove tecnologie, attraverso opere che coniugano poesia visiva e ricerca stilistica.

«Una serata-omaggio al territorio, realizzata interamente con film d’animazione» – hanno spiegato i curatori Giulia Pruneti e Tore Cubeddu in apertura – «Produzioni indipendenti, tutte straordinarie. Balentes di Giovanni Columbu, ad esempio, è un film imponente, realizzato con 35.000 tavole disegnate a mano. Un’opera che potremmo definire, con ammirazione, d’altri tempi».

La serata si è aperta con “OJO”, corto diretto da Fry J. Apocaloso, con art direction di Erica Meloni, prodotto da NAS – New Animation in Sardinia e sostenuto dalla Fondazione Sardegna Film Commission. «La Sardegna Film Commission – ha sottolineato Carolina Melis, direttrice artistica di NAS – ha investito molto nel settore dell’animazione. Ojo e S’Ozzastru sono due progetti nati anche grazie al lavoro di ragazzi e ragazze che hanno frequentato i nostri corsi di formazione. Per noi è un grande motivo di orgoglio». Il titolo “OJO” richiama simbolicamente il volto del Gigante e ne ribalta la prospettiva: lo sguardo non è più nostro, ma loro, dei Giganti, testimoni di tremila anni di storia, cultura e trasformazioni della Sardegna. È quindi seguita la proiezione del poetico “S’Ozzastru”, corto firmato da Carolina Melis, con testi di Elisa Guidelli e la voce narrante di Claudia Aru. Protagonista è un olivastro millenario che, come una creatura viva, attraversa la storia della Sardegna e torna a germogliare dopo essere stato devastato dalle fiamme nel 2021. Uno sguardo potente e silenzioso, come la natura che resiste.

Molto attesa, la prima proiezione pubblica di “Boreddu e i giganti di Mont’e Prama” – corto animato in lingua sarda scritto da Gianni Loy, diretto da Salvo Carramusa e prodotto dalla Fondazione Mont’e Prama in collaborazione con la Fondazione Anna Ruggiu Onlus – ha mantenuto e superato le aspettative. «Qualche mese fa – ha raccontato il presidente della Fondazione Mont’e Prama, Anthony Muroni – la Fondazione Ruggiu ci ha presentato un progetto. Da lì è nato un percorso molto bello che ha portato alla realizzazione di Boreddu. È la prima volta che i Giganti diventano protagonisti di un’opera animata interamente pensata per il pubblico giovane. Il doppiaggio in sardo non è un dettaglio, ma una scelta forte per valorizzare la nostra cultura e la nostra identità. Questo è solo l’inizio: il nostro obiettivo è che, entro tre anni, un prodotto come questo possa entrare nel mercato internazionale del cinema di animazione e competere per qualità e contenuti». Realizzato con animazione CGI e l’impiego di tecnologie avanzate come la motion capture, Boreddu ha stupito per la cura complessiva della produzione: dalle musiche originali al doppiaggio, fino alla qualità visiva dell’animazione. Un lavoro che ha emozionato il pubblico e che si è concluso tra applausi sinceri e convinti, a conferma della sua riuscita artistica e del valore simbolico che porta con sé.

A chiudere la serata, il film “Balentes” di Giovanni Columbu. «Questo film mette insieme tre grandi patrimoni della Sardegna: la lingua, la cultura e l’artigianato dell’isola» – ha osservato Tore Cubeddu.
Columbu ha raccontato la genesi di un’opera nata con un approccio artigianale e profondo: «Un film che parla di libertà, scelte e giustizia. Ma anche di infanzia e perdita. Una storia minima, che diventa universale».

Terza serata – 04.07.2025 – Area Archeologica di Mont’e Prama

L’Odissea in sardo incanta Mont’e Prama: il pubblico abbraccia “Némos”

Un’Odissea tutta sarda ha illuminato la terza serata del Sardegna Archeofilm Festival 2025, nell’area archeologica di Mont’e Prama, regalando al pubblico un’esperienza poetica, corale e profondamente identitaria. In concorso, il film “Némos – Andando per mare” di Marco Antonio Pani ha conquistato spettatori e appassionati con una narrazione in lingua sarda che fonde mito e contemporaneità, realtà e finzione.

Il regista, presente alla proiezione insieme al cast, ha raccontato la genesi di un progetto iniziato nel 2017 e cresciuto nel tempo grazie al sostegno del Fondo regionale per lo sviluppo, della Sardegna Film Commission, di Rai Cinema e della Società Umanitaria –Cineteca di Cagliari. A introdurre la pellicola, insieme a lui, il direttore artistico di Sardegna Archeofilm Festival, Tore Cubeddu, e Giulia Pruneti di Archeologia Viva.

Girato tra le campagne e le coste della Sardegna, il film affida il racconto epico dell’Odissea a pastori, pescatori, artigiani e marinai, che attraverso l’improvvisazione guidata danno voce a un Ulisse collettivo e universale. Un viaggio “etno-mitologico-surreale”, come lo definisce lo stesso Pani, che esplora i valori della cultura materiale e immateriale del Mediterraneo, restituendone l’umanità e la forza simbolica. Una citazione d’obbligo per Giovanni Masia, l’attore feticcio di Marco Antonio Pani, capace di interpretare Ulisse con sfumature che variano dall’ironia pura alla tragedia. Un Ulisse eroico, divino e profondamente umano.

Acclamato in anteprima sotto le stelle, “Némos” ha offerto uno sguardo inedito sull’epica omerica, con un linguaggio visivo e narrativo che risuona potente nella Sardegna di oggi, tra memoria e sogno, tra mare e terra.

La serata è stata aperta dal talk “Cinema e archeologia”, che ha visto protagonista lo scenografo Tonino Zera in dialogo con Francesco Bellu. Un confronto appassionante tra visioni artistiche e patrimonio storico, che ha esplorato il ruolo del cinema nella narrazione dei luoghi e delle civiltà antiche. L’incontro ha offerto al pubblico spunti originali sul rapporto tra ricerca archeologica e costruzione dell’immaginario.

Il Sardegna Archeofilm Festival 2025 è realizzato dalla Fondazione Mont’e Prama in collaborazione con Firenze Archeofilm, Archeologia Viva e Giunti Editore.

Serata conclusiva – 05.07.2025 – Area Archeologica di Mont’e Prama

Premio Giunti/Archeologia Viva del pubblico alla pellicola francese “I fratelli Champollion. Nel segreto dei geroglifici”

Il documentario francese “I fratelli Champollion. Nel segreto dei geroglifici”, diretto da Jacques Plaisant, ha vinto il Premio Giunti/Archeologia Viva del pubblico “Sardegna Archeofilm” 2025, a conclusione di una rassegna che nella cornice dell’Area archeologica di Mont’e Prama ha riunito per quattro giorni archeologi, registi, divulgatori e appassionati da tutta Italia, consolidandosi come uno degli appuntamenti di riferimento per il cinema documentario dedicato all’archeologia, alla storia antica e alla memoria dei popoli. A consegnare il premio il direttore artistico Tore Cubeddu e Giulia Pruneti di Archeologia Viva che hanno animato le serate del festival. Al secondo posto nella speciale classifica del pubblico si è classificato “Némos andando per mare” (Italia | Regia: Marco Antonio Pani), al terzo “Maasai Eunoto” (Kenya | Regia: Kire Godal).

La manifestazione ha proposto un ricco programma di proiezioni, incontri e approfondimenti, ponendo al centro la narrazione del passato attraverso il linguaggio contemporaneo del cinema. Oltre venti i titoli selezionati, provenienti da diversi Paesi, capaci di raccontare scoperte, ricerche, avventure intellettuali e siti straordinari, con una particolare attenzione ai temi dell’identità e del patrimonio culturale mediterraneo.

La pellicola francese, prodotta da Tournez s’il vous plaît, con la consulenza scientifica di Karine Madrigal e Vincent Rondot, rievoca una delle più grandi conquiste intellettuali dell’umanità: la decifrazione dei geroglifici da parte di Jean-François Champollion, avvenuta nel 1822 grazie alla stele di Rosetta. Ma il racconto si arricchisce di una nuova prospettiva, rivelando il ruolo determinante del fratello maggiore Jacques-Joseph, figura chiave e fino a oggi rimasta in ombra. Attraverso archivi familiari e studi recenti, il documentario riscrive una pagina di storia della linguistica e della ricerca archeologica.

Soddisfatto il presidente della Fondazione Mont’e Prama, Anthony Muroni, che ha sottolineato l’importanza di una manifestazione (realizzata in collaborazione con Firenze Archeofilm, Archeologia Viva e Giunti Editore) che anno dopo anno è riuscita a crescere e ad attirare l’attenzione di un pubblico sempre più numeroso. Vinta anche la sfida di portare la rassegna cinematografica nell’area archeologica di Mont’e Prama, in un luogo dove la narrazione del passato assume un significato particolare, con gli scavi a poche decine di metri dal pubblico. Un ringraziamento speciale anche alle “eccellenze” che stanno rendendo tutto il programma estivo della Fondazione un successo indiscusso.

Nel corso della serata è stato presentato fuori concorso “Carlo Tronchetti – La mia Sardegna Archeologica”, un documentario-intervista realizzato da Nicola Castangia, con soggetto e sceneggiatura di Anthony Muroni e consulenza scientifica di Giorgio Murru. Carlo Tronchetti, presente alla proiezione, è stato un protagonista assoluto della scena archeologica sarda, e attraverso un racconto appassionato ha ripercorso dal vivo la sua lunga carriera: dagli scavi di Mont’e Prama e Nora fino a Tharros e Sant’Antioco. Il racconto filmico è scandito da riprese aeree, ricostruzioni tridimensionali e fotografie d’archivio, che restituiscono con intensità la passione, la visione e la dedizione di una vita spesa a difendere e valorizzare il patrimonio della Sardegna.

Carlo Tronchetti, al termine della proiezione, ha voluto ringraziare la Fondazione Mont’e Prama per avergli dato la possibilità di raccontare un pezzo memorabile dell’archeologia sarda, che lo ha visto protagonista dagli anni Settanta in poi e, con la consueta ironia, ricordando quel periodo fantastico, ha concluso la sua riflessione sul palco con una citazione del film Blade Runner: “Io ho visto cose che voi umani non potete neanche immaginare”.

Muroni, dal suo canto, ha sottolineato come il film sia il giusto tributo a un archeologo vivente e rappresenti anche “un segnale contro la tendenza dei nostri tempi a dimenticare troppo facilmente le persone che hanno lasciato un segno nel corso delle loro attività di ricerca e studio”.

Piero Pruneti, fondatore di Archeologia Viva, la prima grande rivista italiana di divulgazione archeologica, partner della manifestazione, è intervenuto a conclusione del Festival per annunciare che il documentario realizzato da Nicola Castangia sarà in concorso alla prossima edizione del Firenze Archeofilm, un riconoscimento per un lavoro, ha affermato, “che avrebbe dato del filo da torcere al film vincitrice di questa edizione del Sardegna Archeofilm”.

Nel corso della serata è stato consegnato anche il Premio Archeociak, in collaborazione con l’Associazione Babel, rivolto a studentesse e studenti delle scuole primarie e secondarie della Sardegna con lo scopo di promuovere la conoscenza e la valorizzazione dell’archeologia e della storia dell’Isola attraverso la scrittura cinematografica. Il riconoscimento è andato all’istituto comprensivo di Uta con il progetto “La pietra del tempo”. Sul palco, per la consegna, Paolo Carboni, direttore artistico del Babel Festival.

Il Sardegna Archeofilm Festival si conferma così un laboratorio culturale capace di intrecciare divulgazione scientifica e creatività cinematografica, contribuendo in modo incisivo alla valorizzazione dell’eredità archeologica isolana e mediterranea. La Fondazione Mont’e Prama, anche attraverso questo evento, rafforza il suo impegno nel costruire una narrazione pubblica coinvolgente e rigorosa, in grado di dialogare con il grande pubblico e con le nuove generazioni.

I Giganti dell’Arte

Prima serata – 28.06.2025 – Area Archeologica di Tharros

Ovazione del pubblico per il primo concerto “Morricone dirige Morricone” al Teatro di Tharros

Un’ovazione del pubblico ha salutato la prima delle due serate di “Morricone dirige Morricone – La grande musica per il cinema in versione originale” che si è tenuta ieri sera al Teatro dell’antica città di Tharros. L’evento ha registrato il tutto esaurito, confermando la grande attesa per un appuntamento musicale che ha trasformato il sito archeologico in un palcoscenico di rara suggestione.

La magica cornice di Tharros ha amplificato l’incanto di una serata indimenticabile. L’Orchestra Roma Sinfonietta, diretta magistralmente dal Maestro Daniele Morricone, ha regalato al pubblico un’esecuzione sublime delle più celebri colonne sonore del padre Ennio. Le note, che hanno reso indimenticabili a livello mondiale film come Gli Intoccabili, C’era una volta il West, Nuovo Cinema Paradiso, C’era una volta in America, Mission e Giù la testa, giusto per citarne alcuni, hanno risuonato tra la vestigia dell’antica città, creando un’atmosfera di profonda emozione e coinvolgimento.

L’esibizione, caratterizzata da una conduzione vigorosa e potente da parte del maestro Morricone, ha trasportato gli spettatori in un viaggio sonoro attraverso i capolavori che hanno segnato la storia del cinema. La partecipazione del Coro “G.P. da Palestrina” di Cabras ha ulteriormente arricchito la performance, tessendo un connubio potente tra musica, coralità e il paesaggio archeologico circostante.

Il successo della prima serata celebra non solo il genio intramontabile di Ennio Morricone, ma sottolinea anche la capacità del patrimonio culturale sardo di ospitare eventi di caratura internazionale, fondendo arte e storia in un’esperienza unica e irripetibile.

La rassegna prosegue questa sera con un secondo concerto che si preannuncia altrettanto memorabile, confermando, come ha sottolineato il presidente della Fondazione Mont’e Prama Antony Muroni nei suoi saluti iniziali, il sito archeologico di Tharros e la penisola del Sinis “come polo d’attrazione culturale e musicale dell’estate sarda, un luogo magico per la storia, il paesaggio e l’ambiente, capace di suscitare in tutti gli artisti che qui si esibiscono forti emozioni e un sentimento di grande apprezzamento”.

L’evento, organizzato dalla Fondazione Mont’e Prama, è realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Autonoma della Sardegna – Programma di Coesione Italia 21–27, del Comune di Cabras, e con il supporto di Associazione Enti Locali, GAL Sinis e Società Cooperativa Penisola del Sinis.

Seconda serata – 29.06.2025 – Area Archeologica di Tharros

Doppia standing ovation e applausi prolungati al teatro di Tharros

È cominciata con le note solenni de Gli Intoccabili e si è chiusa con la maestosità di On Earth as it is in Heaven, la seconda serata di “Morricone dirige Morricone. La grande musica per il cinema in versione originale”, che ieri ha nuovamente incantato il pubblico del Teatro di Tharros, a San Giovanni di Sinis. Un’esperienza immersiva che ha confermato la straordinaria potenza evocativa della musica di Ennio Morricone, interpretata con eleganza e forza dal Maestro Andrea Morricone, sul podio dell’Orchestra Roma Sinfonietta.

Anche il secondo appuntamento ha registrato il tutto esaurito, a conferma del successo della rassegna promossa dalla Fondazione Mont’e Prama, capace di coniugare musica e patrimonio culturale in un’unica e indimenticabile narrazione.

Il programma ha rappresentato un percorso magistrale attraverso alcune delle più amate composizioni del Maestro Morricone. Dalla potenza della Suite Leone — con L’uomo dell’armonica, Il buono, il brutto, il cattivo, Giù la testa e L’estasi dell’oro — alla delicatezza dei Tre Adagi per violino e orchestra (La Califfa, Addio Monti, L’amore sospeso), passando per classici come Sostiene Pereira, Nuovo Cinema Paradiso, Il Clan dei Siciliani e Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto. L’oboe di Antonio Verdone, il violino di Marco Fiorini, il pianoforte di Antonello Maio e l’armonica di Luigi Mattacchione hanno dato corpo e anima a partiture che il pubblico ha riconosciuto e applaudito con emozione.

Non meno significativa la partecipazione del Coro Giovanni Pierluigi da Palestrina di Cabras, che ha impreziosito le sequenze corali della Suite Mission, con un’esecuzione intensa e misurata, in perfetta sintonia con l’atmosfera suggestiva del tramonto e la solennità del contesto archeologico.

Alla conclusione del concerto, il pubblico ha tributato una doppia standing ovation, calorosa e convinta, a testimonianza dell’emozione collettiva vissuta tra le vestigia dell’antica città. In risposta, il Maestro Andrea Morricone ha concesso due bis d’eccezione: una nuova esecuzione de L’estasi dell’oro (dalla Suite Leone, tratta dal film Il buono, il brutto, il cattivo) e il celebre brano Here’s to You, composto da Ennio Morricone e Joan Baez per il film Sacco e Vanzetti, accolto dal pubblico con un silenzio carico di significato e poi da un lungo applauso.

La cornice di Tharros, ancora una volta, si è rivelata palcoscenico ideal per accogliere un evento di respiro internazionale, capace di trasformare la cultura in esperienza viva e condivisa. Una prova ulteriore di come la Penisola del Sinis possa essere teatro di bellezza, storia e grande musica, anche grazie all’impegno della Fondazione Mont’e Prama, come confermato dalla soddisfazione del presidente Anthony Muroni «le due serate, per me, sono state tra le più intense e significative da quando ho l’onore di presiedere la Fondazione Mont’e Prama. Raramente mi è capitato di concludere delle giornate con un senso così profondo di soddisfazione e felicità».

L’evento è stato realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Autonoma della Sardegna – Programma di Coesione Italia 21–27, del Comune di Cabras, e con il supporto di Associazione Enti Locali, GAL Sinis e Società Cooperativa Penisola del Sinis.

Terza serata – 01.07.2025 – Area Archeologica di Mont’e Prama

Christian Greco e Piero Marras protagonisti a Mont’e Prama

Davanti ad un pubblico attento e numeroso – oltre 500 le presenze registrate nell’area archeologica di Mont’e Prama – si è svolto ieri uno degli appuntamenti più attesi dell’estate culturale del Sinis, promosso dalla Fondazione Mont’e Prama. Protagonisti della serata: Christian Greco, direttore del Museo Egizio di Torino, e il cantautore Piero Marras, in un dialogo a distanza tra parola e musica capace di unire riflessione e bellezza.

«Lavorare sul patrimonio culturale non significa solamente raccontare il passato, ma progettare il futuro. Celebrare i 200 anni del Museo Egizio vuol dire porre la ricerca al centro, trovare nuove modalità per mettere in relazione gli oggetti con il loro paesaggio, partire dallo studio degli archivi. Ancora oggi, l’unica risposta che il Museo ha per affrontare le sfide del futuro è la ricerca». Con queste parole, Christian Greco ha voluto segnare – proprio da Mont’e Prama – il primo giorno del suo nuovo mandato alla guida del museo torinese, sottolineando l’importanza di un approccio innovativo e partecipativo alla conoscenza.

Nel dialogo condotto da Anthony Muroni, Presidente della Fondazione Mont’e Prama, Greco ha elogiato il lavoro svolto nel Sinis: «State riuscendo a vincere la sfida. Questo è uno dei miei luoghi del cuore, per come si è conservato il passaggio. Il paesaggio qui è un palinsesto, una scenografia in cui l’intervento umano dialoga in maniera armoniosa con l’ambiente. Il Parco archeologico della Penisola del Sinis ha tutte le caratteristiche per diventare un laboratorio permanente di conoscenza, un luogo di formazione per le nuove generazioni, dove leggere il territorio attraverso la storia dei suoi insediamenti e comprendere il legame profondo tra paesaggio e archeologia. Riportare i reperti di Tharros dal British Museum è un risultato straordinario».

Muroni ha ricordato come proprio il primo luglio di quattro anni fa nasceva la Fondazione Mont’e Prama: «Viviamo un tempo stimolante, nel quale le nuove tecnologie ci permettono di raggiungere un pubblico sempre più ampio. I 200 anni del Museo Egizio rappresentano per noi una fonte di grande ispirazione».

A seguire, lo spettacolo musicale Rundinedda Road di Piero Marras ha offerto al pubblico un viaggio sonoro e narrativo tra identità, sogni, memoria e speranza. Insieme al cantautore sul palco, Federico Canu, Stefano Maltagliati, Gianluca Gadau, Roberto Putzu e Manuel Rossi Cabitza: un ensemble affiatato che ha dato vita a una performance intensa, capace di commuovere e fare riflettere.

L’intera serata si è svolta all’interno di un allestimento eco-compatibile, realizzato con balle di foraggio ed elementi interamente riutilizzabili o riciclabili, in armonia con il contesto naturale del sito.

Quarta serata – 07.07.2025 – Area Archeologica di Tharros

Gabbani fa ballare Tharros per l’inaugurazione del suo tour estivo

È partito dal Teatro di Tharros il nuovo tour estivo di Francesco Gabbani, artista tra i più amati della scena pop italiana contemporanea. Il cantautore e polistrumentista toscano ha scelto la Sardegna, e in particolare Cabras, per inaugurare il suo “Dalla tua parte Summer Tour 2025”, un percorso musicale che unisce simbolicamente l’area archeologica della Penisola del Sinis all’Arena di Verona, tappa conclusiva della tournée. Un debutto suggestivo che ha impreziosito ulteriormente il ricco cartellone della rassegna estiva promossa dalla Fondazione Mont’e Prama per coniugare musica, paesaggio e patrimonio.

Durante le due ore di concerto, Gabbani – vincitore del Festival di Sanremo 2017 e futuro giudice della nuova edizione di X Factor – ha proposto una scaletta che ha saputo alternare energia e introspezione. L’apertura con Magellano/La rete, Pachidermi e pappagalli ed Eternamente ora ha subito imposto il ritmo di un live solido e coinvolgente, seguito da brani come Foglie al gelo e Così come mi viene, che mettono in luce la cifra più riflessiva del suo ultimo lavoro discografico.

In chiave acustica, Gabbani ha poi restituito una dimensione più intima al concerto con Einstein, La mira e Un sorriso dentro al pianto. Il finale ha riacceso l’energia collettiva con Frutta malinconia, Viceversa, Peace and love e Viva la vita. In chiusura, l’encore ha riportato sul palco alcuni dei suoi brani più iconici: Pensieri, Amen e la celebre Occidentali’s Karma.

Ad accompagnarlo sul palco una band compatta e affiatata, composta da Lorenzo Bertelloni (piano elettrico), Leonardo Caleo (chitarra), Marco Baruffetti (chitarra), Filippo Gabbani (batteria), Giacomo Spagnoli (basso) e Will Medini (sintetizzatori e tastiere). Il pubblico ha seguito con entusiasmo, tra canti, applausi e balli spontanei che hanno attraversato l’intera platea affacciata sul mare.

«Tornare a suonare dal vivo – ha dichiarato Gabbani – è per me una grande gioia, perché durante i concerti si crea un’interazione vibrazionale con il pubblico che è unica e irripetibile. Ancora più emozionante è stato iniziare questo viaggio da una location speciale come la suggestiva cornice dell’anfiteatro di Tharros, immerso tra rovine millenarie e affacciato sul mare che accarezza l’orizzonte. Mi auguro che la musica, qui, si sia fusa con la magia di questo luogo straordinario, regalando emozioni condivise».

Anche il Presidente della Fondazione Mont’e Prama, Anthony Muroni, ha voluto sottolineare il valore di questa scelta: «Con Gabbani prosegue il percorso della Fondazione nel portare la grande musica d’autore nei luoghi della nostra storia. L’obiettivo è quello di costruire occasioni di incontro tra generazioni e linguaggi diversi, nel segno della bellezza e della partecipazione».

L’evento è stato realizzato con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Autonoma della Sardegna – Programma di Coesione Italia 21–27, del Comune di Cabras, e con il supporto di Associazione Enti Locali, GAL Sinis e Società Cooperativa Penisola del Sinis.

Quinta serata – 16.07.2025 – Area Archeologica di Tharros

Max Gazzè sul palco di Tharros con l’Orchestra Jazz della Sardegna

Un leggero maestrale e la suggestione delle rovine millenarie dell’antica Tharros hanno accolto ieri sera l’atteso concerto di Max Gazzè, protagonista della rassegna “I Giganti dell’Arte”, promossa dalla Fondazione Mont’e Prama. Un’altra serata da tutto esaurito, che ha confermato ancora una volta la vocazione dell’area archeologica come palcoscenico ideale per la grande musica.

Uno spettacolo di oltre cento minuti che ha intrecciato melodia e ricerca musicale, pop e tradizione, grazie all’incontro con l’Orchestra Jazz della Sardegna, tra le più longeve e apprezzate big band in Italia. Sul palco, con la direzione di Gavino Mele e gli arrangiamenti firmati da Gabriele Comeglio, Gazzè ha attraversato il suo repertorio più amato: da Mentre dormi a Sotto casa, da Cara Valentina a Una musica può fare, passando per brani più recenti come Ti sembra normale e Così come mi viene.

Accanto a lui, il polistrumentista Max Dedo ha arricchito l’esibizione con chitarra, voce e trombone, in un dialogo musicale serrato, giocoso e profondo. L’Orchestra, con oltre venti elementi, ha offerto un impianto sonoro ricco, capace di amplificare le sfumature testuali e melodiche del cantautore, tra jazz, swing, architetture sinfoniche e improvvisazioni.

«Ci troviamo in un posto meraviglioso – ha dichiarato Gazzè –. Ho avuto la percezione di un luogo speciale, con la storia dei Giganti e le bellezze di questa importante area archeologica. L’incontro con l’Orchestra Jazz della Sardegna è stato stimolante: strumenti e sensibilità diverse hanno creato una nuova “vestizione” dei miei brani, grazie anche alla direzione del Maestro Mele».

«Questo evento – ha commentato Muroni, presidente della Fondazione Mont’e Prama – completa la triade dedicata alla musica pop dopo i concerti di Gabbani e Tiromancino. Un altro sold out, l’ennesimo di questa stagione che ha visto succedersi spettacoli, festival e iniziative che hanno attirato migliaia di spettatori nel Sinis. Una formula culturale che valorizza i luoghi e coinvolge la comunità».

Il concerto è stato organizzato dalla Fondazione Mont’e Prama con il sostegno del Ministero della Cultura, della Regione Autonoma della Sardegna – Programma di Coesione Italia 21–27, del Comune di Cabras, e con il supporto di Associazione Enti Locali per le Attività Culturali e di Spettacolo, GAL Sinis e Società Cooperativa Penisola del Sinis.

Sesta serata – 12.07.2025 – Area Archeologica di Tharros

Tiromancino a Tharros: 25 anni di canzoni, una notte di emozioni

Una serata perfetta, da incorniciare. Con il vento che profuma di mare, la luna piena che illumina il teatro di Tharros e la voce di Federico Zampaglione a guidare un viaggio musicale lungo 25 anni. Il concerto dei Tiromancino, nell’ambito della rassegna I Giganti dell’Arte promossa dalla Fondazione Mont’e Prama, ha conquistato 1.200 persone, in piedi a cantare, ballare e lasciarsi trasportare da un repertorio che è ormai parte della storia più recente della musica italiana.

“La descrizione di un viaggio Tour25” è l’omaggio all’album che nel 2000 ha segnato la svolta per la band romana. Ma è molto più di un anniversario: è un racconto emotivo che si intreccia con le vite di chi ha amato, sofferto, sperato attraverso quelle canzoni. E ieri sera, a Tharros, quel racconto si è fatto coralità. Zampaglione è in stato di grazia, trascinante, generoso, capace di tenere la scena e di entrare in sintonia con il pubblico con il quale ha dialogato dall’inizio alla fine del concerto.

Il pubblico – trasversale, con tante famiglie e molti ragazzi che hanno conosciuto i Tiromancino grazie ai genitori – ha accompagnato ogni canzone con grandissima partecipazione. Quando arrivano i grandi classici – “Amore impossibile”, “Per me è importante”, “La descrizione di un attimo” e “Due destini” – è un’esplosione: la platea si alza in piedi, canta in coro, batte le mani. È impossibile restare fermi.

Ma non è solo nostalgia: il concerto è ricco di sfumature e aperture contemporanee. “Mi rituffo nella notte”, l’ultimo singolo, riporta echi battistiani, ironia e dolcezza malinconica. Zampaglione lo interpreta con passione, inserendo nel live anche il brano “Immagini che lasciano il segno”, dedicato alla figlia Linda, nata nel 2009 dalla relazione con l’attrice Claudia Gerini. E poi c’è anche “Un tempo piccolo”, brano di Franco Califano che il leader dei Tiromancino si è cucito addosso come fosse un abito sartoriale. Un omaggio al Califfo, tra i riferimenti più profondi del percorso artistico di Zampaglione.
E poi, ancora, “Vento del sud”: il testo è modificato in un passaggio inserendo un riferimento alla Sardegna, una dichiarazione d’amore per Tharros (“un luogo speciale”) e per l’isola. Un gesto semplice, ma che racconta tutto: il legame profondo con la terra dei Giganti e dei nuraghi, la gratitudine per l’accoglienza, il rispetto per un pubblico che – come dice Zampaglione – “ti osserva, ti mette alla prova, ma se ti sceglie, non ti lascia più”.

Sul palco, accanto a lui, una formazione affiatata: Francesco Stoia (basso), Marco Pisanelli (batteria), Antonio Marcucci (chitarra), Fabio Verdini (tastiere). Insieme costruiscono un sound pieno, caldo, capace di emozionare e far ballare. Insomma, una serata, come ha scritto Zampaglione sui social, “da delirio”. Nel finale anche il ringraziamento alla Fondazione Mont’e Prama per aver organizzato un concerto indimenticabile.


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